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10 ANNI DI ELDASTYLE, 10 VITE PASSATE. E QUALCHE RIFLESSIONE SERIA CHE OGNI TANTO CI VUOLE


In realtà sarebbero quasi 11, però va bene lo stesso. Nel 2006 con il web che usciva fuori prepotente anche se da noi in redazione si faceva finta di no, avevo pensato di tirare su una sorta di diario online dove parlare ovviamente di videogiochi e di tutto quello che c'era dietro, pensando di sapere tante cose. In realtà, non sapevo un cazzo.
Come scrivevo nel primo post assoluto del 9 agosto di una decade fa, l'idea bizzarra era venuta fuori addirittura a gennaio dello stesso anno. Il blog era hostato da un sitarello di amici che si chiamava VGenerations, gestito dal mio amico e vicino di casa su Europa in UO, Stefano (più noto come McValdemar). La cosa all'epoca non fu ben vista da Play Press, in cui la situazione non era proprio il massimo, quindi fui costretto a tirarlo giù per poi riuppare, con tutti i vaffanculo del caso, proprio in occasione del post linkato. Da allora EldaStyle ha fatto un percorso strano. Ci sono stati periodi in cui ho aggiornato parecchio alternati a periodi di buio. La linea è sempre stata quella del blog personale in fin dei conti, raccontando aneddoti e cose principalmente dietro le quinte, legate al mio lavoro. Il blog c'è stato quindi quando sono entrato in Leader, quando sono passato in Black Bean, quando ho joinato Forge 11 che poi si è trasformata in Reply. Quando sono andato via, quando ho scritto per Wired, quando ho fondato Storm fino ad arrivare ad oggi, passando per Eurogamer nel momento in cui, proprio per spiegare a chi non capiva come funziona il web, che stare in piedi e aggiornare porta qualunque portale a un incremento di visitatori e traffico a prescindere da quello che si scrive, spesso (ma questa è un'altra storia). Nel 2010 ho sperimentato una serie di cose arrivando a volumi di circa 30.000 unici, cosa che mi ha fatto cogitare anche sulle potenzialità economiche della cosa, tanto è vero che negli anni, specialmente da quando ho sistemato la presunta linea editoriale e presentato bene la faccenda, ho portato in casa anche qualche soldino che male di certo non fa.


In fondo i lettori me li porto dietro dai tempi della carta e il resto è gente legge e che lavora nei videogiochi. Diciamo che del miglialio di cristiani che giornalmente lurkano, un 30% rende EldaStyle B2B. Comunque, farsi i pompini da soli di certo non serve a una mazza e anzi, la settimana appena conclusa è stata quella dei pensieri un po' più articolati, per una serie di motivi. A prescindere dal blog, 10 anni sono tanti. 10 anni passati, intendo. Ad aprile scorso, il 2 precisamente, ho festeggiato il quindicesimo anniversario dalla firma del mio primo contratto. Oggi sono a Padova nel mio ufficio a fare cose completamente diverse da quelle che avrei pensato di fare all'epoca. Ho incontrato zilioni di persone più o meno brave, qualche ottimo professionista, svariati cialtroni (tutti italiani ovviamente). E di cose ne ho fatte parecchie, per fortuna, sempre con discreto successo. Ho imparato tanto e sono sempre più convinto che non si finisca mai, specialmente ora che sto investendo personalmente in un progetto che assorbe 20 ore su 24 della mia giornata, dopo aver a lungo cogitato sul fare e non fare. E non possono mancare poi le riflessioni un po' personali, legate a tutto ciò che è stato messo in movimento eoni fa. Mi porto dietro un poker di amici stupidi per cui darei via il culo dai tempi di scuola. Amici che non sono mai andati via mentre ho rischiato di sposarmi e di cambiare totalmente vita muovendomi all'estero tante volte, per poi finire sempre a fare qualcosa di interessante qui, fortunatamente. Ho messo in piedi praticamente dal niente 4 aziende che danno lavoro a una vagonata di gente (Eurogamer, Forge, Storm, Gamera), iniziando persone molto brava che hanno poi fatto i loro percorsi e, purtroppo, anche qualche testa di minchia che forse avrei fatto bene a far estinguere. Insomma qualcosa vorrà pur dire se tanto mi da tanto, anche se il 90% di quelli che chiacchierano 'ste cose neanche le sanno. Parlando magari da una posizione lavorativa che esiste perchè è stata creata quando loro erano ancora al liceo. E si va avanti. Perchè poi alla fine fare quel che uno ama è sempre un privilegio, specialmente quando il mondo fuori va avanti e se ne sbatte.


Mercoledì sera quando c'è stato il terremoto ad Amatrice, ero sveglio a lavorare. Non perchè fossi obbligato o avessi scadenze impellenti ma perchè mi piace e mi gratifica. Ho sempre dato il fritto per tutti: da impiegato, da consulente, da socio con la fetta più piccola della torta. Lavorare un paio di giorni senza dormire non è un problema. Mi sono reso conto di essere ossessionato, guardandola da fuori. E quindi di essere bravo, proprio per questo. Leggo, leggo in continuazione. Studio. Scrivo. Mi aggiorno. Penso che la differenza alla fine del giro sia proprio l'ossessione di voler fare cose, che mi porto dietro per tutto quello che mi interessa alla morte. Il prezzo da pagare spesso è l'incontrollabile tasso di stress a cui si è sottoposti ma poi pensi che oh, 20" e hai perso tutto ma pure se sono robe che sembrano uscire dal libro delle frasi fatte è proprio così. Settimana strana, dicevo. Prima il terremoto, poi un messaggio di uno dei miei amici qui sopra: "mamma non c'è più". Porca vacca, era morta Iole. Iole era la madre del Cecio, che se qualcuno mi segue una vaga idea di chi sia ce l'ha soprattutto dai tempi della vacanza in Thailandia del 2012 in diretta Instagram. Il Cecio aveva una sala quando eravamo ragazzini, che era la sala in cui ci ritrovavamo tutti i giorni per giocare alla Play, a biliardino, a biliardo. Anzi no, chiamiamola bene: il Cecio aveva una bisca, perchè quello era. E lì sono cresciuto finchè causa pallone, sono andato via da Roma appena maggiorenne. Ci si trovava ogni fottuto pomeriggio, quando finivo gli allenamenti. E via di Pro Evolution fino alle 4 di notte con Iole che ci chiudeva dentro ed era il momento migliore perchè chiudeva le casse e l'affitto della Play non si pagava più, nei nostri clamorosi chi perde paga dove ci giocavamo gli Euro e facevamo mercato a colpi di: "due canne, una spada magica su Ultima Online e Rivaldo per Roberto Carlos". Sembra ieri, era il '94.


Sembra ieri, era il '97 invece, quando sull'onda dell'entusiasmo per il primo contratto vero da calciatore, mi metto insieme a una ragazzina con cui sono stato per 11 anni. Ne abbiamo passata di ogni, cose che ragazzini di quell'età non dovrebbero mai passare. E ci siamo lasciati male, dopo aver ricominciato per l'ennesima volta a Varese, proprio mentre riaprivo questo blog. Settimana strana, dicevo. Ieri quella ragazzina, che oggi è un manager con due palle rettangolari, si è sposata e posso dire di provare una gioia strana che è probabilmente quella che si prova quando hai amato una persona, che resta anche esaurito quel giro di casini successivi alla chiusura, che non ha veramente ragione di esistere. Prima, dopo e durante un turbinio di persone, vicende, avvenimenti e sempre i videogiochi sullo sfondo. Ed EldaStyle, che è diventato un po' diverso perchè diverso sono diventato pure io. Pure questi sono discorsi triti e ritriti che prima o poi fanno tutti e quando hai 20 anni e senti chi li tira fuori pensi che magari tu non ci arriverai mai. E invece no, perchè il tempo passa sul serio e non ti aspetta, anzi, se ne sbatte di quel che hai in mente tu. Molti dicono che io abbia un brutto carattere e se prima ci restavo male, ora sorrido pensando che è proprio grazie a questo carattere che ho fatto la cernita tra chi merita e gli stronzi da defenestrare. Preoccupatevi di essere persone corrette e non di mandare a fare in culo chi merita di essere mandato a fare in culo. Allo stesso modo, prendetevi cura di chi merita perchè è tra le poche cose che conta. E per chiedere scusa si fa sempre in tempo. Fine momento feels. Gli aggiornamenti torneranno costanti a breve e magari faccio pure qualcosina per celebrare, mettendo di fianco qualche numero e un paio di spunti interessanti che non riguardino No Man's Sky che ce lo ha fatto a fette.