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10 GIORNI DI COSE: DAL DRAGO D'ORO ALLA GDC, PASSANDO PER LA RIVOLUZIONE SPAZIOGAMES (E COGITAZIONI VARIE)


Ci siamo lasciati a poche ore dal Drago D'Oro, ci ritroviamo dopo una settimana e passa di break causa GDC. E ovviamente di cose ne sono successe tantissime.
Prima di tutto, comincerei con la premiazione del 9 marzo scorso al Tempio di Adriano dove NERO come da pronostico ha vinto il premio per GOTY italiano e quello per la miglior direzione artistica. Bene, considerando il numero di persone che all'annuncio sono venute a complimentarsi lì nell'angoletto dove mi ero infilato ad osservare la cerimonia. Dopo Lupo Solitario, un altro premio per il miglior gioco italiano su un tris di edizioni. Sostanzialmente con un poker di statuette, sono quello che ne ha vinti di più in Italia ad oggi. Funny. Certo, su Lupo Solitario non ho di fatto lavorato direttamente al momento del kick-off di produzione ma dal logo al payoff, dalle prime presentazioni alla genesi del librogame-like, passando per il primo trailer è stata farina del mio sacco. Senza contare che se non fossi andato a prendere la licenza in una pizzeria di Varese ormai una vita fa, il gioco non sarebbe mai esistito. E questa è la cosa più importante. NERO vabbè, c'è poco da dire. Tutto quello che non è il prodotto, ha consentito al prodotto di arrivare dov'è (e all'azienda, di esistere per come è). Delle sue prime volte ho parlato spesso e per quanto il riconoscimento sia paradossalmente inutile per molti versi, dovrebbe contribuire almeno a far tacere un paio di persone su come funzionano un paio di cose (qualcuno avverta il paladino degli sviluppers che fa un sacco di cose e twitta tutto di tutti tranne 'sto giro. Viva!). Detto questo, veniamo alla serata. Ero stato invitato in un bel podcast per parlare del tutto, previsto collegamento la domenica su Teamspeak in compagnia del Cristi. Purtroppo il lunedì all'alba ho avuto un meeting importantissimo a Padova e nonostante la partenza di domenica pomeriggio, l'esplosione di un altro motore dopo quello della mia macchina mi ha impedito di arrivare in tempo a casa (con relativa nottata di lavoro, appuntamento e rush a Venezia alla volta di San Francisco).


Che dire? Che il Drago D'Oro serve e quello è palese. Ma i problemi che ha lo sono altrettanto. Va internazionalizzato, altrimenti resta un semplicissimo evento qualsiasi di quelli che a Milano ci sono due volte a settimana, dove ci sono sempre le stesse persone e la stessa gente. Useless, sostanzialmente. "Ma serve agli studi indipendenti" direte voi. Ma anche no, dico io. Mettere gli studi di sviluppo in questo calderone è pure nocivo perchè ci si ritrova con una competizione poco omogenea dove giochi tipo quelli di Milestone (che dovrebbero vincere sempre solo per i valori di produzione in campo), si trovano a competere con roba super cheap per la mancanza di candidature (considerando lo stupido meccanismo che impone la sub da parte di molti studi che si sono di fatto rifiutati di candidare il loro prodotto). Paradossale pure il fatto che con 143 giurati e 10 giochi, si debba submittare. Con il risultato che roba tipo Albedo non sia entrata tra i papabili (console...un solo svilupper...io boh). "Ma c'è la stampa generalista" direte voi. Ma anche no, di nuovo, dico io. Non serve il Drago D'Oro per uscire sui quotidiani o al TGCom: basta un gioco fatto a modo e saper comunicare (qui ne potrei dire ma passiamo oltre). L'altra grande bomba della settimana è lo smantellamento di Spaziogames di cui avevo sentito proprio alla serata organizzata da AESVI. Via il trittico Mosna (in Milestone), Valentini (in Everyeye) e Comandini (in Multiplayer) e restart. Era già accaduto anni fa, quando Andrea Porta (che ha appena annunciato l'addio ad Everyeye per andare in Milestone pure lui) salutò insieme a Luca Forte (finito su VG247) più o meno con le stesse modalità. Casino sui forum e su Facebook (oggi più di allora grazie ai social) e tante dissertazioni inutili: il lavoro, funziona così e non è tutto ora quello che luccica, spesso. Il turnover esiste e fa parte del gioco, semmai ci sarebbe da dire su come si fa impresa in Italia e non sul fatto che le persone cambino ciclicamente. Un editore le cui fortune sono di fatto dipese da tre persone, quelle tre persone, dovrebbe tendenzialmente tenersele strette pianificandoci cose intorno invece di rinunciarvi per l'impossibilità di proseguire un rapporto a PI agevolata.



Certo è che non è stato fatto nulla di fuorilegge se così si può dire (non parlando di straordinari non retribuiti e carichi di lavoro da campi di cotone oltre all'unico committente che non sarebbe de facto contemplato con la PI stessa). Il punto è che se uno dei siti nella Top 3 dell'informazione specializzata ragiona così, penso all'epoca Play Press e alle minchiate fotoniche fatte da un editore miope che dai vertici del mercato si è trovato nella merda prima e in fallimento poi, seguendo ragionamenti a risparmio proprio di questo tipo (su un'altra scala tuttavia, noi eravamo tutti assunti). In Play Press con l'aria che tirava nonostante tutto, tanta gente non ha percepito la situazione ed è affondata con la nave. Io sono stato preso per il culo per aver strappato il mio tempo indeterminato ed essere andato via. Chi aveva ragione credo sia stato evidente poi. In ogni caso, delle persone così valide non avranno problemi ad arrivare a risultati di un certo tipo a breve giro. Devo dire che il video di Aligi mi ha fatto effetto, figlio anche dei tempi odierni. I social tanto bistrattati saranno la fortuna di chi ha avuto modo di apparire per anni in video, calamitando l'affetto degli utenti. C'è ancora gente che mi segue dai tempi della carta. Non posso immaginare cosa significhi avere un seguito esponenzialmente più grande oggi. Anzi, in realtà lo immagino e come e i commenti online dimostrano come tutto sia cambiato rispetto a 15 anni fa. Certo è pure che Spaziogames non cambierà, non chiuderà e non subirà un contraccolpo drammatico per questo cambio al vertice, nel lungo periodo. Semplicemente gli utenti si abitueranno e andranno avanti, come sempre accade. Il punto su cui riflettere una volta ancora, per tutti, è uno solo: ciò che sembra spesso non è. E il lavoro resta lavoro. Alla fine ha ragione sempre chi alla fine dell'anno può guardarsi indietro soddisfatto e con il conto in banca pingue. Il resto sono stronzate.


Last but not least, la GDC moscissima del 2016. Tralasciando il viaggio della speranza con arrivo di notte e un'agenda intera spostata a causa dell'importantissimo meeting padovano di cui sopra a cui non si poteva proprio dire no, non è stata la solita roba. Era ovvio che si trattasse di una fiera VR-centered ma in generale c'era un'arietta un po' diversa dal solito. In verità buona parte dei miei incontri (diciamo il 90%) è stata fuori dal Moscone e l'unica sortita all'interno è stata vincolata alle esigenze del mio compagno di viaggio. Non ho avuto modo di salutare nessuno degli italiani di quelli che avrei visto volentieri purtroppo (che poi è geniale perchè gli altri invece vanno in USA per incontrare gente che vedrebbero prendendo un treno qui e vanno a cena tra loro invece di cenare con eventuali partner) ma forse meglio così che ero carico a molla e in alcuni casi sarebbe potuta finire a schifio. Viva! E ora a letto che sono le 4 di notte e poi si rientra, con queste riflessioni online al momento in cui rimetterò il culo a terra in Italia.