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[XBOX ONE REVIEW] RISE OF THE TOMB RIDER


Lei è tornata. Spero non vi stiate chiedendo "lei chi?", perché mi pare sufficientemente ovvio che stiamo parlando della sola, unica, inimitabile, immortale, Lara fottuta Croft. Ma quante ne sa, 'sta ragazza?
Incredibile come trovi sempre qualche nuovo (talvolta inutile eh) segreto segretissimo da scoprire, rischiando la vita in centocinquantamilamilioni di modi diversi, che altrimenti non c'è divertimento, non c'è stimolo. Ma a noi piace così, anzi proprio per questo! Che mondo sarebbe senza Lara Croft? Un po' come un mondo senza Nutella ma peggio. Bando alle ciance, però, che sono qui per parlarvi di Rise of The Tomb Rider, l'ultimo nato di casa Crystal Dynamic sulla nostra intraprendente e sexy eroina, uscito nel 2015 e disponibile oramai per praticamente tutte le piattaforme che contano: Xbox One, Xbox 360, PC. Posto che, se ancora non si fosse capito, io ho la tendenza ad amare follemente le avventure della Croft, partiamo con l'overview di questo titolo da me giocato su Xbox One of course. Questa volta ci troviamo impelagati in un intrigo che coinvolge, oltre al futuro dell'umanità intera, anche la famiglia della bella pulzella e molto da vicino. Lara si trova quindi a seguire il cuore prima di tutto e ad intraprendere per questo l'ennesima impresa impossibile, all'altro capo del mondo, per riabilitare il nome del defunto e amatissimo padre (morto apparentemente suicida), il quale credeva fermamente nell'esistenza di una sorgente divina, fonte dell'immortalità. Mentre sta ancora riflettendo sugli accadimenti recenti (Tomb Rider 2013), Lara trova degli appunti del padre dove si fa riferimento ad una tomba (del profeta), indizio necessario per trovare la suddetta sorgente. Lara si fionda quindi in Siria, trova la tomba in un attimo ma la maledetta è, incredibilmente, vuota! Allora si torna alla base e insieme al fedele amico Jonas, si riparte alla volta della Siberia, nonostante gli amorevoli consigli di Ana, compagna di Croft senior che tenta di dissuaderci dall'imbarcarci nell'impresa, sostenendo che proprio la sorgente sia stata la causa della debacle di nostro padre e addirittura della sua morte.



Lara ovviamente se ne sbatte, arriva in Siberia e qui parte la serie di superbellissimi ambienti pazzeschi che sono pure più belli del Tomb Rider precedente: montagne innevate piene di animali feroci e di combattenti de La Trinità, l'organizzazione paramilitare che va a caccia della sorgente, guidata dal cattivo di turno, tale Konstantin. Non mancano grotte piene di cascate e laghi sotterranei, rigogliosa vegetazione, ruderi e antiche rovine di ogni sorta, le immancabili tombe da esplorare, paesaggi di montagna da paura. Già da subito, però, ci si imbatte in un numero abbastanza alto di cutscene non skippabili, che per carità, sono molto ricche di phatos, ma talvolta sono piazzate proprio nel momento clou tra una fase d'azione e l'altra, e insomma molti potrebbero non vedere l'ora che finiscano (tipo me). Lato gameplay, il gioco risulta molto simile al precedente, le meccaniche sono più o meno quelle: rampino, arco con diverse tipologie di frecce, corde sulle quali scivolare. La novità è data dalla possibilità di nuotare e di arrampicarsi con nuove modalità, oltre al fatto di potersi nascondere sfruttando al meglio l'ambiente circostante. Quanto riuscite a stare in apnea? Se siete scarsi dovrete darvi da fare con la ricerca. Questa volta Lara però è molto attenta alla cultura, e mano a mano che procede esplorando gli ambienti impara pure svariate lingue antiche morte e stramorte ma utili allo scopo. Gli ambienti, anche questa volta, sono sviluppati prevalentemente in verticale e portano spesso a saltare di tetto in tetto piuttosto che usare il terreno. Molte sfide sono basate sui giochi d'acqua e anche in questo titolo, una volta capito il meccanismo, avrete gli strumenti per risolvere quasi tutti i puzzle.



La progressione con cui si ottengono armi e abilità varie è però differente da Tomb Rider 2013, quindi non aspettatevi di sparare subito frecce di fuoco all over the world. L'elemento caccia ha sicuramente un ruolo maggiore rispetto al precedente titolo della saga, alcuni materiali fondamentali li potrete trovare quasi esclusivamente nella zona inziale e solo trucidando un po' di animali vari, purtroppo. Durante tutto il percorso per raggungere la sorgente, sarete chiaramente tediati da La Trinità, che è riuscita a piazzare avamposti nei luoghi più impensati, ma sarete anche supportati da Jacob, misterioso individuo che incontrerete nel corso del gioco e dalla sua comunità, che protegge in ogni modo la sorgente. In tutto ciò, dovrete anche preoccuparvi di salvare la pelle al vosto caro amico Jonas, che ovviamente è venuto per aiutarvi ma si è rivelato una palla al piede, facendosi rapire dopo circa due secondi. Lato visual, cosa volete che vi dica, è una figata. Chi dice il contrario mente per forza. Problemi tecnici praticamente zero, mi è capitato solo una volta di riuscire ad impallare tutto in uno degli scontri con Konstatin, dovendo trovare il modo di uscire e ricominciare da capo il combattimento. Per il resto, al massimo qualche maledetto guerriero immortale (ah, non ve l'avevo detto? Non ci facciamo mancare niente nemmeno questo giro, quindi c'è il simpatico emulo dell'esercito di terracotta, ma ovviamente i guerrieri non si rompono con la stessa facilità) ogni tanto si potrà incantare lì dov'è, ma per voi è solo tanto di guadagnato. Bene gente, cos'altro posso dire? Il titolo offre numerosi livelli di difficoltà, di cui ora vi espongo un esaustivo riassunto: Adventurer (normale), Tomb Raider (normale è troppo poco per me), Seasoned Raider (sadomaso, ma oh, c'è a chi piace), Survivor (siete pazzi). Oltre a ciò, sempre disponibili le sfide a tempo, che se entrate nel loop non ne uscite mai più.

VOTO 8/10