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[HARDWARE REVIEW] PANDORA MACHINE


La mia incapacità nello smanettare con il PC è conosciuta in ogni angolo del mondo. Io sono quello che dal 1994, non fa backup e non formatta niente. Semplicemente compro una macchina, la uso e quando si rompe la butto. E generalmente ho cambiato PC sempre e solo per giocare qualcosa di particolarmente atteso. Poi sono arrivate le Steam Machine.
In realtà Pandora non è una Steam Machine, perchè per avere il bollo ci vuole Valve. Si tratta di un box settato intorno a Steam ma che consente di utilizzare anche gli account di Battle.net, Origin e uPlay con la semplicità di una console. Era poi questo il concetto alla base dell'operazione che oggi possiamo definire fallimentare con cognizione di causa. Eppure l'idea di avere un PC consolizzato al sotto al 65" non era malvagia e per uno come me, praticamente incapace di toccare un case, poteva essere un'opzione incredibilmente valida. Nel 2014, con NERO in uscita, sono entrato in contatto con i ragazzi di Pandora. Un team sardo che stava lavorando alla sua versione di Steam Machine e con il quale avevamo pensato di ragionare su un bundle di chiave digitale e hardware da distribuire fisicamente nei negozi. Il problema dei ragazzi, purtroppo, era aver iniziato il lavoro senza un quadro preciso della distribuzione, inizialmente limitata solo all'Italia in attesa della release finale della macchina. Ora capirete che fare un piano sull'Italia è già rischioso, tirarlo fuori per una cosa tipo Pandora, era pure esponenzialmente complicato. In ogni caso, per una serie di motivi, a me sarebbe anche convenuto e quindi abbiamo iniziato a parlarne anche se poi con il tempo ci siamo persi di vista. Oggi, purtroppo, noto con dispiacere che il sito è down e suppongo che il progetto sia andato a bagno come, tristemente, era auspicabile. Peccato. Peccato perchè tralasciando per un attimo Pandora come hardware, si parlava comunque di bei cervelli che avevano tirato fuori una bella roba sia a livello tecnico che di design.


Penalizzati completamente dal piano alle spalle e, soprattutto, dal rapporto qualità prezzo imposto proprio dal modello di business toppato alla base. La produzione di massa paradossalmente, avrebbe abbassato i rischi e i costi con un planning adeguato, mentre in questa maniera si è arrivati ad avere un lancio a oltre 700€ per il modello di punta (599€ per il base, 729€ per il mid, 769€ per il top di gamma per la precisione). Anche nel 2014, quando ho ricevuto il pacco con Pandora, si trovavano dei PC gaming molto performanti e upgradabili che avrebbero reso inutile, salvo motivi eccezionali, qualsiasi pensiero di acquisto per una piattaforma del genere. Ma di che stiamo parlando, alla fine? La Pandora Machine, al netto delle questioni qui sopra, da vedere è un bel pezzo di plastica dal design interessante, basato sul case Raven RVZ01 di Silverstone. Nera, compatta, bella piena di led e ventole per volume totale di 382x105x350mm. Da piazzare comodamente sotto al televisorone insomma, nonostante la possibilità di piantarla verticalmente come una console. Lettore DVD frontale con due USB 3.0, due jack da 3.5mm per le cuffie e il microfono e tutto quel che serve sul retro per attaccare le periferiche del caso: tris di jack 3.5, porta ethernet, poker di USB (una coppia di 3.0 e una coppia di 2.0). Le fenditure superiori impediscono surriscaldamenti di sorta con le due ventole silenziosissime che raffreddano a dovere anche dopo lunghe sessioni. Compresi nel prezzo anche dei filtri antipolvere magnetici da installare su di esse. Completano il pacchetto un pad Speedlink molto funzionale e una tastiera per nani versione micro con mouse incorporato. Diciamo che se il pad è buona cosa, la pallina del mouse non è esattamente il massimo per la navigazione sui menù e tantomeno per pensare di giocare prodotti che ne richiedano l'utilizzo.



A livello di configurazioni, lo scenario è variegato. Qui a casa ho dunque installata una Prime con una scheda madre ITX di MSI e un Intel Core i3 4150 3.5 GHz, un banco di RAM DDR3 da 8GB, disco fisso Western Digital Caviar Green da 500GB e una Radeon R7 260X con 1GB di memoria (che diventano il doppio sulla Prime Plus). Con questo setting si giocava bene all'epoca e si gioca bene ancora oggi in verità, considerata l'abitudine (tutta mia) di recuperare cose vecchie ad ogni cambio di PC come dicevo. In ogni caso pur avendola in casa da un paio d'anni, solamente ora la sto sfruttando per bene e devo dire che a livello di prestazioni non è poi (ancora) così malvagia come qualcuno la dipingeva già in passato. La vera figata di Pandora resta comunque il sistema operativo costruito intorno a Windows, con una dashboard molto simile a quella Xbox, organizzata in maniera chiara e pulita e che vede, naturalmente, campeggiare il logone Steam in apertura. Il menù impostazioni consente de facto di settare connessione e risoluzione schermo e l'accesso diretto a Big Picture è gran cosa. Nella libreria è indicata la compatibilità dei vari titoli con mouse e tastiera o pad, con la possibilità di filtrare i prodotti. Da vedere, nel complesso, è tutto molto gradevole. Diciamo che come accennavo sopra, in un altro momento, con un altro tipo di ragionamento alle spalle, Pandora sarebbe quantomeno potuta sopravvivere mentre in questo modo è stata fagocitata a tempo di record da un mercato spietato, approcciato in maniera sperimentale laddove invece, visto il target, occorreva forse essere più aggressivi (o non muoversi per niente). Peccato per questi ragazzi anche se devo dire che per me, una soluzione del genere, è stata una salvata e che sto apprezzando molto da utente, il non dover smanettare con componenti varie anche se capisco benissimo, da non utente, la veramente relativa utilità del tutto. Specie oggi. Ma già all'epoca. Un applauso ai tecnici però tocca farlo. Anche solo per aver sfornato Pandora, con tutti i suoi problemi.


VOTO 6/10