10 dicembre 2016

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO. CHE POI PURE FUMITO VA BENE COMUNQUE


Nei videogiochi 10 anni sono più o meno un'eternità. Dal 2007, anno in cui Trico è stato annunciato, è cambiato sostanzialmente tutto sia a livello tecnico che di mercato. Il digital ha preso piede, la console war è andata avanti, gli indie hanno devastato il devastabile. Solo una cosa non cambia mai: i fanboy e la critica fatta dai fanboy.
Quello che mi sconvolge sempre comunque è come la gente non si renda conto di come il proprio giudizio sia condizionato da anni di parole e dinamiche che dopo un po' vengono assorbite per osmosi ma esistono e fanno 3/4 del lavoro. Intendiamoci, non è un'accusa di nessun tipo è semplicemente come funzionano le cose. Il marketing, la comunicazione, le PR efficaci servono esattamente a posizionare un prodotto in una certa maniera e a fare in modo che venga recepito in una certa maniera. Semplificare questo lavoro non è possibile in un post su un blog ma più o meno tutti sanno come funziona la promozione di un videogioco per quel che riguarda appunto la parte di push comune a un qualsiasi bene che deve essere spinto, lanciato, venduto. I videogiochi tuttavia, restano una cosa a parte, diversa dal cinema, dalla TV, da tutto il resto. Come per tutto ciò che in qualche modo è legato all'arte (sempre nella testa di chi riceve messaggi ovviamente ma del perchè un film si chiama film e un videogioco si chiama videogioco ne abbiamo parlato milioni di volte), una certa importanza ce l'ha pure la firma che sta dietro. Il designer, pensano in molti. E qui, tante volte, mi è capitato di leggere discussioni dalle quali emerge prepotente il fatto che la gente di come si faccia un gioco, non ha veramente una manco vaga idea. Comunque, una piccola parentesi: nei giochi decide il Game Director, che è quello che fa review delle cose fatte da tutto il team (la prendo larga). Il Game Director occidentale e quello orientale sono molto diversi. The Last Guardian è arrivato sul mercato ed è per tutti il parto (solo) di Ueda.



Ne ho lette tante a riguardo: Ueda quello che poteva fare giochi da milioni di copie ma no, "si è impuntato per fare questo". Ueda il visionario, Ueda il poeta, Ueda il pazzo. Una figura mitologica, a prescindere, che ha condizionato il giudizio di molti. Solo che in molti negano tutto questo. Qualche giorno fa ho postato una cosa su Facebook che è poi una cosa molto semplice che ripeto da 15 anni, avendola pure vissuta in prima persona ai tempi di Play Press, delle riviste, del giornalismo. The Last Guardian è uscito e porta in dote tante emozioni e un bel po' di problemi tecnici. E qui subentra il punto importante: l'aspetto tecnico è l'unico che non è discutibile. Mai. Si può insistere su tante cose ma gli unici giudizi realmente oggettivi che si possono avere in una critica, sono sempre e solo tecnici. Dei modelli obsoleti, animazioni orrende, framerate ballerino, freeze, camera che non funziona. Queste cose si vedono e la loro presenza basta per far calare il rating perchè un gioco perfetto deve essere perfetto a 360° se alla fine bisogna esprimere un parere. Invece no. The Last Guardian è una serie di: "un gioco con molti problemi tecnici ma la magia". Allora decidiamoci perchè se è la magia che conta e la magia è soggettiva a tal punto da far chiudere gli occhi sulle questioni di cui sopra, è sostanzialmente inutile parlare di certe cose. Qualcuno ha tirato dentro NERO, che dentro non volevo mettere ma in un certo senso il paragone calza. Quando abbiamo deciso di farlo era ovviamente per puntare più sull'aspetto emozionale che su quello tecnico e i giudizi arrivati, buoni e cattivi, arrivavano sempre dopo un recap più o meno come quello sopra: "svolge egregiamente il suo lavoro di visual novel ma tecnicamente...". A seguire voti dal 3.5 al 9.5. Con le dovute proporzioni, The Last Guardian è sostanzialmente identico, con l'unica differenza che il numerino alla fine del ragionamento, parte da 7. Perchè Ueda è Ueda, la magia è la magia e in questo caso sticazzi del fatto che è un gioco di 10 anni fa.



Molti non hanno avuto problemi di camera pare perchè oh "dipende pure da come lo giochi". Che è un po' come dire che siccome NERO droppava frame quando correvi, il pirla eri tu che non dovevi correre perchè non si giocava in quel modo. O anche cose tipo: "vabbè dopo una patch il 90% delle recensioni al cesso perchè aggiustano". E allora mi viene da dire che dopo una patch so' boni tutti. Ma Ueda di più, perchè lui è magico e quindi nel caso ci si approccia con la sicurezza che tanto poi, male che va, tutto sarà aggiustato e quindi i giudizi sbagliati di prima saranno finalmente universalmente legittimi. Anyway, il punto è semplice: quando si tratta di certi giochi l'approccio, il trattamento, le conclusioni sono spesso guidate. Guidate da anni di parole, messaggi, marketing che fanno il loro lavoro, in particolar modo quando, una decade dopo la prima dichiarazione, la prima cosa che viene messa nero su bianco è che, oh: "l'hype non c'entra una mazza, si tratta semplicemente di un capolavoro". No. Può esserlo. Lo sarà per molti. Ma per una serie di motivi che dipendono da un approccio alla review (nel caso dei presunti pro) che è quello che deriva da tutto ciò che è stato. Non succede sempre, intendiamoci, ma la storia di The Last Guardian è il tipico sample di come si possa costruire qualcosa di leggendario, attorno a una semplice storia di rinvii per motivi che con l'arte hanno poco a che fare. Ma Sony in questo è maestra, con Journey che resta la migliore operazione di comunicazione mai messa in piedi per i videogiochi, per dire, così come fu lo stesso ICO anni fa che pur essendo una rottura di minchia che la metà bastava, facendo le dovute proporzioni, era miracoloso sul serio per una macchina che aveva dei limiti come PS2. Video di Jim Sterling in apertura, che vale più di tante parole.