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[XBOX ONE REVIEW] HOMEFRONT: THE REVOLUTION


C'era una volta THQ, un publisher di quelli arroganti, nel senso buono. Ogni press tour una gioia, giochi truzzissimi, donne ignude in ogni dove. Poi purtroppo, sono finiti i soldi. E sono cominciati i problemi.
Della sciagurata gestione che ha portato alla chiusura del publisher americano, ho ben presente le dinamiche. Ho lavorato per un bel po' con Midway che come THQ faceva dell'eccesso una filosofia di vita. Eventi opulenti, tanti soldi spesi spesso per prodotti non all'altezza. Infatti tutte e due le etichette sono passate a miglior vita in momenti differenti. Quando accade questo, i primi asset da salvare sono le IP e se per Mortal Kombat e tutta la line-up made in Chicago è stata soprattutto Warner Bros. a muoversi, le proprietà intellettuali THQ sono state sparpagliate a destra e sinistra. Tra queste, Homefront, rilevata da Crytek dopo il buon successo del primo prodotto che aveva diviso la critica ma che si era guadagnato comunque un numero di consensi tale da mettere al sicuro subito un seguito. Il primo Homefront su 360, tra l'altro, a me è piaciuto un casino. Nella mente, scrivendo queste poche righe, è passata la sequenza delle fosse comuni che un brivido me lo aveva lasciato ma anche solo l'apertura in stile Alba Rossa con l'invasione coreana e il mondo che cambia in un secondo. Homefront: The Revolution rivede ancora in azione gli stessi protagonisti, americani e coreani, in un futuro distopico dove gli USA sono in ginocchio e solo la resistenza tiene in piedi la speranza, in una Philadelphia da riconquistare. Tornando un attimo ai discorsi precedenti, c'è da dire come poi alla fine, neanche la stessa Crytek abbia portato a termine il lavoro, cedendo onori, oneri e CryEngine a Dambuster Studios, vera artefice dell'uscita a scaffale del gioco per conto di Deep Silver. In questo secondo capitolo, insomma, si spara in prima persona una volta ancora abbandonando però la linearità del predecessore e avendo a disposizione un open world in cui la (ri)conquista del territorio determinerà la progressione del giocatore, potendo di fatto seguire una main quest alternata a missioni secondarie in scenari urbani sotto il giogo dei Nork (i cattivi).


La mappa di Philadelphia è bella grossa e divisa in quartieri da sbloccare di volta in volta, liberando determinate strutture sotto il controllo dei coreani, impegnati a pattugliare le strade per dare la caccia ai ribelli. In questo senso ci troviamo spesso ad approcciare il nemico in maniera stealth perchè tirare fuori le armi non sarà sempre la scelta migliore soprattutto nelle zone verdi in cui coltello e silenziatore torneranno utili più di una volta. Trattandosi tuttavia di un FPS, ci sarà parecchio casino da fare e dopo pochi scambi ci si renderà conto di come a livello di design, non sarà possibile prendere il controllo di una determinata zona senza aver conquistato prima l'obiettivo principale. Eliminando sentinelle o intere pattuglie, l'area sarà raggiunta da truppe extra e droni che costringeranno i buoni alla ritirata strategica, in una ben riuscita dinamica che simula una guerriglia ansiogena e tangibilmente impegnativa sotto tutti i punti di vista, vista anche la struttura del setting claustrofobico ricco di coperture ma difficile da padroneggiare,in un certo senso. Per fortuna a dare una mano, ci sarà un nutrito gruppo di valorosi soldati arruoabili sotto forma di bot, impegnati con voi ad eseguire gli ordini dei boss in arrivo sullo smartphone: salvare i compagni prigionieri, tendere imboscate o hackerare il sistema nemico sono solo alcune delle opzioni disponibili parallelamente alla campagna principale. Opzioni pensate soprattutto per aggiungere varietà all'azione ma anche per farmare denaro e punti tecnologia indispensabili per il potenziamento del personaggio, delle sue abilità, del suo equipaggiamento (Crysis lo avete presente?).



Tra le novità interessanti di questo Homefront, vanno segnalati un sistema di crafting molto vario, che permetterà al giocatore di creare tutta una serie di gadget interessanti e utili, utilizzabili anche in combo tra loro (che fate, non la mettete una bomba attivabile a distanza su una macchinina telecomandata?) e la possibilità di utilizzare una moto per spostarsi in lungo e in largo per fomentare i cittadini alla rivolta (e gli amici servono sempre). Accattivante e molto hardcore, la soluzione pensata per i checkpoint: morendo prima di raggiungerne uno infatti, tutte le cose raccolte in precedenza saranno perse e non utilizzabili. Un elemento che sommato alla costante pressione che trapela sin dai primi minuti pad alla mano, rende Homefront impegnativo e appagante (e parliamo di una ventina di ore minimo per arrivare alla fine giocando tutto per bene). Resistenza è invece la nuova modalità cooperativa incentrata su una mezza dozzina di mappe della campagna single player utilizzate per incarichi ad hoc in compagnia degli amici. Una variante piacevole ma che poteva essere più strutturata. L'assenza di multiplayer competitivo potrebbe anche essere contestabile ma onestamente, anche un po' da dev, pensare di andare a confrontarsi con i giganti che sono in giro oggi sarebbe stato stupido e quindi oh, meglio curare di più quel che di buono c'è che lanciarsi in feature approssimative e con poche speranze vista la concorrenza. Tecnicamente su Xbox One, al netto di alcuni drop di frame già parzialmente sistemati con una patch, il risultato è buono. Su PC invece la configurazione da utilizzare è abbastanza ninja, ma quella è un'altra storia e il risultato ancora migliore. Problemi grossi, quindi?


Quello oggettivamente più evidente è legato ad una IA altalenante degli avversari che a volte dimenticano di essere dove sono e vanno allo scoperto diventando (troppo) facili bersagli, specialmente durante i momenti più concitati in cui tenteranno di stanarvi. Nessuna manovra organica insomma, con routine sbagliate evidenti principalmente nelle missioni opzionali mentre in quelle scriptate l'effetto finale è decisamente migliore. Sicuramente queste situazioni a volte possono risultare frustranti ma la quantità di cose da fare e la varietà a livello di gameplay, per così tante ore, colmano delle lacune che per alcuni potrebbero risultare insopportabili, specialmente dopo aver fatto indigestione di titoli di questo genere (se avete giocato l'ultimo Far Cry adesso, per esempio). I checkpoint sono una sofferenza, vero (durante il salvataggio l'azione si interrompe). Io ero lontano da questo tipo di prodotto da un pochino e mi sono divertito molto, avendo come dicevo anche un ottimo ricordo del bistrattato prequel. L'assenza del multiplayer competitivo non è un problema, anzi, ma se cercate quel tipo di esperienza magari, togliete pure un punto dal giudizio finale che è comunque buono per un gioco un po' diverso dal solito o che almeno ci prova, proponendo un merge tutto sommato riuscito di cose già viste, con spunti particolari che me lo hanno fatto amare, seppur con qualche momento di down. .

VOTO 8/10