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TOCCATA E FUGA PER LA RIVOLUZIONE: COME RINFRESCARE UN GENERE CON UNA BUONA IDEA


Le idee nei videogiochi, sono finite nel 1989. Porto avanti questa teoria da qualche tempo, perchè poi in fondo a chi sviluppa piace sempre parlare di rivoluzioni ma la vera verità resta che da eoni ciò che è cambiato profondamente è l'hardware, portandosi dietro dei titoli irrealizzabili prima. Ma qualche buono spunto, ogni tanto, è arrivato lo stesso.
Sostenere questa tesi non è facile, specialmente di fronte a orde di designer convinti di avere per le mani la next big thing. La realtà è che l'unica ventata di novità degli ultimi anni c'è stata con il Wii e non certo per la qualità eccellente dei prodotti ma per l'originalità con cui il controller è stato sfruttato dai developer. Prima di tornare indietro con il WiiU, per confermare di fatto che l'effetto novità si era concluso con la generazione precedente. Intendiamoci, non si tratta di mancanza di idee ma anche solo di evidenti limiti tecnici che non hanno consentito ulteriori passi avanti nel modo di concepire determinati prodotti. Non è un caso che la creatività sia associata agli indipendenti, mentre in realtà la creatività è semplicemente la cosa più costosa a cui stare dietro in un ciclo di sviluppo. La strada dell'uniformità di generi, è solo una conseguenza di tutto questo. Non potendo più inventare, la tendenza è semplicemente diventata quella di mixare gameplay di diverso tipo in mondi sempre più vasti e caratterizzati. Nonostante questo, un FPS resta un FPS il 90% delle volte, poi c'è chi ci prova. Homefront, che in fondo la rivoluzione la porta nel nome, è di fatto l'ennesimo esponente del genere ma a ben vedere, qualcosa di originale al pacchetto lo aggiunge sul serio. Ed è una cosa che io personalmente ho trovato straordinaria. Per un certo periodo andava di moda parlare di tactical shooter, quei giochi un po' più ragionati dove sparare all'impazzata non era poi così conveniente.


In realtà, i due unici veri tactical shooter della storia restano il primo Ghost Recon e Operation Flashpoint, consolizzati negli anni e snaturati rispetto al principio. C'è stato poi quel capolavoro inarrivabile di Full Spectrum Warrior che era forse pure eccessivo, vista la sua genesi da tool per l'addestramento dell'esercito USA. Il punto è che questi sono tra i pochi esempi realmente validi di gameplay ragionato così come ci era stato raccontato. E poi c'è Homefront: The Revolution. Meno esasperato, sciuramente, ma realmente strutturato per essere approcciato in modo diverso e con un'azione terribilmente differente da tutto il resto. Parliamo di guerriglia, quella vera. Che poi era un'idea di Volition, con il suo Red Faction. E Volition, come Dambuster, è uno dei team interni di Deep Silver. La toccata con fuga è alla base dell'azione di Homefront perchè voi non siete Rambo e da soli non ce la fareste mai. L'agguato precede la ritirata, la pianificazione e l'attesa, vincono sugli assalti alla cieca. Sembra una cosa da nulla ma relativamente al panorama FPS odierno, si può parlare di qualcosa di realmente inedito, per una volta, in grado di tenere incollato il giocatore al pad fino alla fine. Perchè poi sentir parlare della ripetitività dell'azione questo o quel critico, fa sempre tanto ridere. Un po' come quando si criticano i bug per un prodotto così importante e costoso. Ma forse Assassin's Creed a 70€ con il protagonista senza la faccia o i voli nell'infinito tra un collider mancante e l'altro, me li ricordo solo io. Tra l'altro è già live su Xbox One, un aggiornamento da 3GB e rotti che risolve svariati problemi e ottimizza un po' la situazione sia dal punto di vista del framerate (meno ballerino) e dei checkpoint (meno traumatici).