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IL PEDIGREE DI DAMBUSTER STUDIOS


Operativo dal 2014, un solo titolo all'attivo: eppure Dambuster Studios, come spesso avviene, ha una lunga storia alle spalle. Una storia costellata di successi, legata alle persone che solo un paio di anni fa hanno messo in piedi questo nuovo team.
Nel 1999 nasceva Free Radical Design, da alcuni esuli di Rare. Parliamo della vera Rare, quella dei tempi d'oro, dalla quale provenivano David Doak, Steve Ellis, Karl Hilton, Graeme Norgate e Lee Ray. Questi ragazzi, dopo aver lavorato a due capolavori come GoldenEye 007 e Perfect Dark per Nintendo 64, decisero che era ora di mettersi in proprio e fondarono la software house che nel 2000 diede alla luce il bellissimo TimeSplitters per PlayStation 2. Un titolo veloce, divertente e immediato e incentrato su un multiplayer accattivante che ha conquistato un gran numero di appassionati, tanto da guadagnarsi subito un sequel diventato uno dei più acclamati su PlayStation 2: TimeSplitters 2. Un prodotto veramente unico (legato tra l'altro a dei bei ricordi personali all'inizio della mia carriera da giornalista 1000 anni fa, in una Eidos Conference spettacolare fuori Londra). Dopo il successo dei due capitoli, Free Radical ha lavorato sul sottovalutatissimo (per l'epoca) Second Sight, un misto di azione e stealth in terza persona pubblicato da Codemasters veramente interessante. Successivamente, nuovo salto indietro per la terza installazione di TimeSplitters arrivata sul mercato grazie ad Electronic Arts, chiamata Future Perfect. Enfasi sulla modalità cooperativa e annuncio del quarto capitolo a seguire. Quarto capitolo, purtroppo, mai arrivato. Mai arrivato proprio come Star Wars Battelfront III, sviluppato tra il 2006 e il 2008 e cancellato a un passo dalla release. Un titolo che avrebbe potuto risollevare le sorti della company dopo il mediocre Haze, che ha invece contribuito al passaggio in amministrazione controllata e all'acquisizione da parte di Crytek nel 2009.


Per Crytek, dopo il multiplayer di Crysis e il profittevole Warface, il team ha iniziato i lavori su Homefront: The Revolution, spostando la sede e mantenendo solo un centinaio e passa di impiegati dei 185 della precedente gestione, con un investimento milionario per garantire continuità ai progetti in progress. Il resto, purtroppo, è storia recente. Nonostante il denaro in cassa e le convenzioni del governo britannico per aiutare le aziende in crisi, le difficoltà finanziarie di Crytek si sono abbattute anche sulla truppa appena ricostituita e rimessa in piedi. Nel 2014, sono emersi tutti i problemi di questa spiacevole situazione, tra stipendi non pagati per gli sviluppatori e premi non corrisposti al management, arrivati insieme a una serie di tagli ulteriori e alla dipartita di un'altra cospicua fetta di professionisti. Dopo un iniziale tarantella per prendere tempo, Crytek nell'estate dello stesso anno aveva candidamente ammesso che forse, in effetti, le cose non andavano tanto bene ma che tutto si sarebbe risolto. Pochi giorni dopo invece, l'annuncio di una nuova ristrutturazione e la messa in vendita di Homefront: The Revolution che di certo costituiva un buon asset per mettersi al riparo. A questo punto, l'intervento di Koch Media e Deep Silver, ha cambiato nuovamente le carte in tavola consentendo a Free Radical di trasformarsi con tutto il suo staff in ciò che oggi porta il nome di Dambuster Studios, completando i lavori sul nuovo episodio di questo franchise sfortunato che nonostante tutto si è ritagliato una fetta importante nel panorama dei giochi in prima persona alternativi, con il suo gameplay particolare e un setting veramente unico.