04 maggio 2016

I CORSI DI FORMAZIONE PER LAVORARE NEL MONDO DEI VIDEOGIOCHI IN ITALIA


Se ne parlava da un po' di buttare giù due righe a tema, dopo anni di discussioni sull'effettiva qualità delle varie proposte poppate in lungo e in largo per lo stivale in epoche differenti. Provo a fare un po' di ordine e magari a dare qualche consiglio.
Parlare di questo argomento a mio modo di vedere è una cosa utile e divertente per certi versi e molto spinosa per altri. Quindi, di base, come in altre occasioni un po' delicate, mi trovo a dover fare una serie di premesse: cercherò di analizzare una serie di percorsi che conosco direttamente, altri di cui ho sentito parlare da persone che hanno tutta la mia stima, altri ancora con cui ho avuto a che fare in prima persona. Ricordando anche, con gli stessi criteri, situazioni del passato. Il tutto al netto, relativamente all'oggi, di chi fa cosa o di simpatie a antipatie. Cosa conviene a chi ha finito la scuola e si domanda cosa fare per avere uno sbocco professionale nel gaming, insomma. Per cominciare un po' di storia va fatta. Da che ho memoria, il primo contatto con il discorso formazione avvenne più di 10 anni fa, in IED. Lavoravo in Play Press e fui contattato dall'istituto per sapere se alle nostre riviste interessava dare spazio ai loro corsi di design. Incuriosito, feci un salto e conobbi una delle persone che tuttora ritengo tra le migliori quando si parla di insegnamento e ricerca: Carlo Fabricatore. Carlo era (è) una persona che si è sempre occupata di videogiochi a livello accademico (oltre ad aver lavorato su Outcast per Atari e aver fatto cose con Nintendo e i maggiori player in USA per anni). Il corso era ben strutturato e rimasi colpito dall'approccio alla materia. Con Carlo diventammo amici e un paio di anni dopo, nel 2006, mi invitò a collaborare con il primo corso di sviluppo interamente finanziato dal CNR che ebbe un successo strepitoso. La mia collaborazione, in realtà, si collocava alla fine del percorso perchè l'idea era quella di dare al team il feeling di una vera produzione, con la stampa che avrebbe giudicato il prodotto (frutto di oltre 1000 ore di laboratorio) al termine dei lavori. Un esperimento ben riuscito, non bissato perchè poco dopo lo stesso Fabricatore decise di tornare all'estero per motivi personali. Oggi Carlo insegna ancora all'università in UK, ovviamente.


Nello stesso anno mi sono spostato a Varese, per andare a lavorare in Leader. Qui sono entrato in contatto con la realtà IULM e con il suo corso, di cui si parlava sommariamente in Free Playing poco tempo fa. Il corso dello IULM non era un corso verticale sui videogiochi, ma sui linguaggi visivi e sulla comunicazione (se non ricordo male). Una laurea vera comunque che toccava anche il discorso gaming per un motivo molto semplice: uno dei principali organizzatori insieme a Canova (quello del cinema) era uno dei manager di Leader, realtà che assorbiva quasi tutti gli studenti in stage al termine degli studi. Non solo in Milestone, come detto nel podcast di cui sopra, ma in tutte le società del gruppo. C'era gente che scriveva per Videogame, gente nella distribuzione, gente in Black Bean e pure in Pulsar che era la società di cui ero AD. Tramite Leader, abbiamo organizzato tante belle cose in IULM, come per esempio uno speech di Ian Livingstone (che andavo a raccattare all'aereoporto spesso e con cui ho avuto il piacere di intrattenermi tante volte) legato a un contest che ha poi portato uno dei partecipanti a un'esperienza in Eidos UK per il lancio di Kane & Lynch. Insomma, il corso di videogiochi-related aveva poco e niente si può dire, ma da quel corso sono usciti come accennato più volte, diverse persone che poi oggi lavorano con successo nell'industry a diverso titolo: ci sono Lorenzo Mosna e Andrea Porta di Milestone (da Spazio e Everyeye), c'è Fabrizia Malgeri di Game Reactor, c'è Samuele Perseo di Forge, c'è Monica Fecchio di Laboratorio Comunicazione, c'è Davide Bilotta di Warner Bros., c'è Marco Mottura di IGN, c'è Alberto Martinelli di Gamestop, c'erano Claudio Ortolina e Nicola Armellini e molti altri ancora. Quello era un corso che tra le mille opportunità di carriera, offriva questo tipo di possibilità. E queste persone, tanto per fare qualche esempio, sono la prova che in un certo qual modo ha funzionato. Il corso poi (credo) sia stato soppresso (con l'uscita di scena di Leader soprattutto) ma negli anni di alternative più o meno valide ne sono uscite tante.


Onestamente ho un po' perso di vista la situazione relativamente a queste cose, fino a quando nel 2008 non ho portato qui Eurogamer, che era legato (in termini di persone dietro le società) all'AIV che è un'altra delle realtà più longeve nel settore. Anche qui, mi tocca fare del manavantismo: chi ha seguito la vicenda Eurogamer all'epoca saprà che non è stata tutta rose e fiori ma nell'analizzare quello che interessa adesso, è ovvio che io cerchi di mantenere obiettività massima. Se parliamo dei corsi di grafica, per esempio, AIV è sicuramente un buon modo per iniziare a fare cose. Questo semplicemente perchè i docenti sono bravi e perchè fare grafica per i videogiochi non è poi tanto diverso da fare grafica per altri media, da cui poi i docenti arrivano. Il discorso programmazione è diverso ovviamente e vale per tutti: in questo caso, per quel che mi riguarda, solo chi ha fatto giochi può insegnare come fare cose. Altrimenti non serve. Per la programmazione qualche anno fa, s'era attivato il Master in Computer Game Development di Verona, pensato da Andrea Fusiello e Paolo Giacomello. Il Master negli anni ha sfornato numerosi profili che sono stati poi occupati in produzioni vere qui e all'estero. Da quando il buon Fusiello è andato via, non ho idea di come il corso sia proseguito ma mi sembra di aver capito che sia ancora una scelta molto valida per i nordisti sotto la guida di Umberto Castellani. Nordisti che possono puntare tuttavia anche sul Politecnico di Milano. Si parla di coder e basta in questo caso e vale il discorso della grossa differenza che c'è tra programmare e, banalmente, programmare su console (per dirne una). Sempre su Milano, c'è quella che ad oggi è probabilmente la migliore soluzione per chi vuole entrare dalla porta principale nello sviluppo: Digital Bros Academy


La scuola appartiene al gruppo Digital Bros e quindi la qualità dell'offerta si spiega da sola: spiccare in questa scuola significa fare il salto in uno dei tanti studi posseduti dal gruppo (per chi non lo sapesse, c'è dentro 505 e tutte le realtà ad essa linkate in mezzo mondo). Qui parliamo di programmazione, grafica e game design e nonostante non si tratti di una laurea vera e propria, spero non ci sia bisogno di spiegare la convenienza di imparare lavorando nell'unico environment in Italia (dopo la dipartita di Leader) che contiene al suo interno l'intera pipeline di produzione (con Halifax che distribuisce, il publishing, i development team). Dalla ventina di utenti del primo anno, Digital Bros Academy è passata ai celebrati 68 del secondo, un numero indicativo. Se parliamo di numeri però, restando al nord, il track record più impressionante è quello di Event Horizon che dopo l'apertura del 2013 a Torino è passata dai primi 8 iscritti ad oltre 500 in un triennio, aprendo sedi a Milano, Jesi, Firenze e Pescara. Parliamo di corsi trasversali non solo gaming ma comunque attinenti. E sorpresone in arrivo. Verso il sud si arriva a Roma ovviamente e si finisce in Link Campus con la questione Vigamus Academy e i milioni di topic aperti a destra e sinistra. Anche in questo caso, manavantismo, perchè in Link ho un corso intero dedicato agli studenti del secondo anno incentrato sulle dinamiche di produzione, il pitching e tutto quello che c'è oltre il videogioco a livello tecnico. Quello che posso dire del corso (una laurea vera, non una certificazione custom) è che è ciò che ricorda maggiormente da vicino l'offerta IULM dell'epoca e che non mi stupirei di vedere occupati un bel po' di ragazzi talentuosi al termine del primo triennio, visti anche i docenti. Ci sono stati tanti attacchi alla formula di rivendita del corso dopo push tipo "Ogni docente può farti assumere" ma il concetto, che piaccia o meno, è esattamente (anche) questo. O pensate che Giurisprudenza, Economia o qualsiasi altra facoltà funzionino in maniera differente?


Link è partita con 35 iscritti al primo anno, diventati 115 al secondo e destinati a raddoppiare ancora al terzo. Le altre polemiche erano sul roster dei docenti e onestamente le ho sempre trovate divertenti sotto certi aspetti. Ovvio che uno come Suda51 non sia pendolare dal Giappone ed abbia la sua cattedra ma due giornate da 8 ore con i ragazzi, via Skype, che piaccia o meno, lo qualificano come docente lo stesso, senza dovere spiegare l'ovvietà legata alla logistica. Anche questo vale per tutte le altre facoltà dell'universo in fase di rivendita, credo, e che tra i docenti non ci siano solo quelli con la cattedra e mi pare evidente alla ragione. Detto ciò, non parliamo di un corso di programmazione o per artisti: da qui usciranno profili come Producer, Project Manager, Product Manager e PR Manager di domani. Relativamente al discorso giornalismo non mi pronuncio perchè è ovvio che il mondo reale, fuori, esiste. Comunque come in ogni altro caso vale la regola del chi insegna cose. E per capire il livello del tutto, basta fare una piccola ricerchina visti i profili coinvolti. Last but not least, lo IUDAV di Napoli, altra laurea vera, costruita attorno a discorsi tecnici e dedicata ad aspiranti designer, artisti, whatever. Negli anni poi a insegnare cose ci hanno provato in tanti (ve lo ricordate quello che si spacciava designer di Metroid e invece s'è scoperto essere un tester di Nintendo da casa? Ecco...#ciaosonoceo è stato giusto uno dei tanti sample di cose fatte a cazzo di cane malino, ma oggi la situazione sta lentamente cambiando. Il problema, semmai, resta sempre l'inserimento nel mondo del lavoro di tutti i profili sfornati (che iniziano ad essere tanti come vedete dai numeri). Però, insomma, that's it. Questa roba avevo cominciato a scriverla tipo l'anno scorso, ho dimenticato sicuramente qualcuno e magari i dati non sono aggiornati ma insomma, nel dubbio chiedete.