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L'ITALIA DELLO SVILUPPO HA BISOGNO DI UN EROE


Di polemiche legate alla questione sviluppo in Italia, ce ne sono sempre state. Gente che parla dicendo cose a caso, pure. Ma a che punto è veramente la scena del development da noi? Sapete che esiste un modello utile per individuare le varie fasi della crescita di questa industria e che noi siamo nella merda fino al collo?
Rami Ismail lo conoscete tutti spero, dai. Lui è uno di quelli che ce l'ha fatta, ha cavalcato il sogno indie e, facendola molto breve, si è arricchito con i videogiochi. Da un po' di tempo Rami passa il tempo a cercare di aiutare a più livelli sviluppatori indipendenti in lungo e in largo per il mondo, raccontando la sua esperienza e dando spunti su cui ragionare di diverso tipo. Tra le cose migliori che Rami ha fatto, c'è la teorizzazione di un modello molto semplice, che rispecchia i vari stadi dell'evoluzione dell'industria dello sviluppo, perchè le community di dev negli anni hanno seguito dei pattern piuttosto comuni che hanno generato poi nel tempo, la fioritura settore con annessi e connessi. Cercherò quindi di riassumere la questione in breve, semplificando al massimo. Esistono di default 6 fasi differenti in un territorio che si contraddistinguono per caratteristiche molto specifiche. Nella prima fase, parliamo di preistoria: è la fase meno comune di tutte, quella che c'era quando tutto è iniziato se vogliamo. Gli studi esistono ma non si parlano e non sanno cosa fanno gli altri. L'obiettivo degli studi è un semplicissimo facciamo soldi, senza sapere come e perchè. E i prodotti sono di qualità infima e di scarso valore culturale. La seconda fase al contrario è la più diffusa nel mondo invece. Gli sviluppatori sono consci dell'esistenza di gente come loro, hanno stabilito una prima pipeline di comunicazione e le cose si muovono a livello locale con la presenza dei primi leader informalmente investiti dalle communuty. Il problema è che la crescita di questi territori è limitata, essendo basata sullo share di risorse ed esperienze basate sulle supposizioni più che su case history dirette. In questa fase non c'è neanche una conoscenza adeguata di concetti tipo il polishing e i prodotti continuano ad essere piuttosto low level.


La terza fase rappresenta invece l'internazionalizzazione di un territorio. Le conoscenze degli studi sono validate oppure no, dal contatto con le esperienze con territori già consolidati, esiste uno scambio con questi territori e fioriscono generalmente delle organizzazioni di categoria di un certo tipo che prendono in carico la rappresentanza di un ecosistema con una sua identità. Gli studi crescono e si adattano al mercato internazionale. Il goal per lo sviluppatore è fare le cose in grande, seguendo i trend dell'industria internazionale. Dove cambia tutto però, è quando si entra nella quarta fase. La quarta fase è incentrata completamente sul concetto dell'eroe. L'eroe è uno studio che forte anche di uno scambio di conoscenza internazionale, riesce a farcela. Che sia un singolo o una company strutturata, chi è definito un eroe è qualcuno che con i videogiochi ha portato delle revenue diventando quindi un ponte tra l'industria local e quella di altri territori. L'eroe in sostanza è chi sancisce che il business dello sviluppo può essere profittevole e diventa un modello misurabile per gli altri sviluppatori ma anche per tutto ciò che intorno al development ruota (fondi, filiera). In questa fase generalmente i developer tendono a copiare l'eroe che diventa anche il loro riferimento in termini di benchmark per parlare del proprio lavoro. Il quinto stadio di questa progressione è il più comune in Europa e negli USA: la visibilità dell'eroe ha influenzato la crescita di nuovi studi e idee, ha generato meccanismi utili per il funding e innescato situazioni con potential. I developer locali smettono di seguire l'eroe, diventando di fatto dei ribelli. Molti di loro vogliono essere come l'eroe ma non allo stesso modo. In questa fase gli eroi, diventano più di uno diminuendo il valore del singolo: c'è spazio per più prodotti, il game development è visto come qualcosa in grado di influenzare anche la cultura. All'ultimo stadio, un territorio è semplicemente uno dei leader internazionali della game industry. I territori in questa condizione sono pochi ed è normale che sia così. Fluttuare tra le ultime due condizioni è la normalità per i territori principali.



Ora, rileggendo un attimino con attenzione, capite perchè il discorso che fanno molti sull'inutilità di sottolineare quante pecionate siano fatte qui da noi, sia invece di un'importanza catastrofica? In che stadio pensate che sia la scena, qui? Ve lo dico io: tra il secondo e il terzo, dove siamo arrivati tra l'altro senza completare lo step precedente perchè il livello degli studi, nonostante l'internazionalizzazione che cerchiamo, è quello indicato come mancante di alcune semplici nozioni di base che influenzano la qualità delle produzioni. Il problema è che oltretutto la mancanza di conoscenze adeguate non ha fermato chi eroe non potrà diventarci neanche per sbaglio (perchè in quell'emergere di cui sopra, non sono contemplate le botte di culo ma la perizia che il 90% delle persone che parlano, non ha). Il tutto addirittura pontificando e instradando su una via completamente toppata chi è ancora al buio e chi in lui ha individuato l'eroe da seguire, che però revenue non ne ha mai fatte e mai ne farà. Qui parlano tutti, insomma. Il livellamento verso il basso e la difficoltà di crescita fisiologica indicata nel modello, sommate alla consueta italianità che ci contraddistingue, hanno fatto si che quei pochi possibili eroi transitati sulla scena, siano stati completamente ignorati catapultandoci in un loop malato che non prevede quindi una crescita sana e che non è aiutato neanche da come funziona qui da noi il mondo reale (che non investe, in attesa di un eroe che non arriverà mai per i motivi di cui sopra. E dopo ogni figura barbina le chance diminuiscono ulteriormente). Se chi fa le cose fatte bene e chi non è in grado, è messo allo stesso livello...se tutta la merda che gira la si lascia stare perchè tanto non è un problema...se il parere di tutti vale alla stessa maniera, che si siano gestiti progetti console o una app mobile...ma dove vogliamo andare? Non è l'articolo di Repubblica o le campagne ridicole di Kickstarter ed Eppela o le cazzate che la gente dice: è la somma di tutto questo, oggi. Lo capite o no?