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[SERIE REVIEW] ORANGE IS THE NEW BLACK (S.2)


Si torna a Litchfield per la seconda volta, per scoprire cosa è successo a Piper Chapman, dopo il netto cambio di rotta arrivato alla chiusura della prima stagione. Svolta drammatica o semplice cliffhanger di fine serie?
Alti e bassi, era così che Orange is The New Black era andata avanti inizialmente per poi impennarsi con le ultime puntate. La nuova season si apre con un taglio alla routine del carcere: Piper infatti, sarà trasferita a sorpresa a Chicago per testimoniare nel processo che vede coinvolta anche Alex, fidanzata manipolatrice che una volta ancora si comporterà in maniera a dir poco scorretta con la svampita protagonista. La breve trasferta in Illinois servirà un po' come un reset prima del rientro in Connecticut, tanto da definire il carcere casa, per la prima volta dopo i 13 episodi precedenti. In termini di azione, l'impatto della reclusione sulla vita delle detenute è evidente una volta ancora su ogni singola ospite del penitenziario: tra problemi interiori, disillusione, delusioni è solo la ricerca dell'equilibrio ad essere il fine ultimo di molte. La verà novità è rappresentata dall'ingresso di Yvonne Parker, Vee per gli amici, leader delle nere e matrigna di Taystee nella vita precedente. Una spietata e meschina malandrina vecchia scuola che dopo aver conquistato tutti i business di contrabbando nel microcosmo carcerario, darà lotta a una vera e propria lotta intestina contro tutte e in particolare contro Red e le sue nuove amiche, il gruppo delle vecchie anziane (dopo l'allontanamento dalla cucina). Vee è anche la scusa per esplorare nuove storie personali delle diverse ragazze a lei vicine: Occhipazzi, Poussey o la stessa Taystee ma anche la Morello e Doggett (con dei denti nuovi di zecca). La svolta tragica solo intravista in precedenza, resta mitigata dallo humor e dalle situazioni grottesche che ancora una volta permeano ogni cosa. Siamo insomma sul livello della precedente serie.



VOTO 7/10