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DEL PERCHE' SVILUPPARE IN ITALIA SARA' SEMPRE UN BARZELLETTA E DI QUANTI DANNI PUO' FARE LA STAMPA IN POCHE RIGHE


I problemi da noi sono tanti, diffusi, sempre gli stessi. I problemi da noi sono allucinanti, l'industria dello sviluppo non esiste, si fatica per far passare il concetto che fare videogiochi sia un lavoro e non una cosina semplice che fai in cameretta. E poi c'è Repubblica.
Io non so chi siano questi ragazzi e prima di ora non avevo mai sentito parlare di The Warden, il gioco che stanno sviluppando. Incuriosito quindi, anche perchè penso di conoscere più o meno tutto quello che si muove a livello indie soprattutto qui da noi per ovvi motivi, sono andato a leggere. Scopro quindi che secondo tale Arianna Di Cori "I videogame da milioni di dollari ora si sviluppano in cameretta" come titola il pezzo su un sito dove, per Dio, di gente che ne sa di videogiochi ne transita parecchia (Jaime, Sergio...fate qualcosa per favore). Scopro quindi che dei ragazzi romani hanno avuto l'ok per l'Early Access del loro gioco su Steam e fino a qui non ci sarebbe problema ma le cose scritte nell'articolo rasentano la fantascienza: negli anni di stronzate ne ho lette in quantità industriale ma se devo pensare al peggiore messaggio di sempre relativo al development qui, credo che questo scritto sorpassi tutti per distacco. Oltre la storia dei ragazzi (che ripeto, non conosco e sono sicuramente innocenti dal punto di vista della comunicazione), leggo cose tipo "bastano poche decine di € per creare un mondo virtuale e immertelo su un mercato da centinaia di milioni di utenti" o anche "il gioco nel giro di poche settimane ha scalato la classifica di Steam" per finire con il geniale "In un mese i Black Mist hanno guadagnato i loro primi 1000€: non male considerato che per realizzarlo ne hanno spesi 30". 30€ secondo la giornalista. Che due righe prima parla di 9 mesi di sviluppo prima di snocciolare dati a caso o arrivare a conclusioni tipo "solo i migliori scalano le classifiche" non sapendo che le classifiche da scalare sono quelle di vendita, non quelle di Greenlight. E poi c'è Unity "che è un programma" e quel bel messaggio che con il crowdfunding si riescono pure a racimolare ben 100$ per "l'iscrizione" su Steam. Poi per il resto oh, basta una tavoletta grafica, casa di nonna e una gatta perchè poi alcuni giochi nati indie sono diventati mainstream  come "Minecraft di Mojan" (quello senza la G finale). Veramente, passa la voglia di fare qualsiasi cosa. Questo paese e soprattutto la stampa quando si tratta del nostro settore, purtroppo, come la metti la metti, sono uno dei mali supremi a causa dei quali non si muoverà mai niente. Che le facciamo a fare le aziende e le cose serie, ci vogliono 30€. Pensate che stronzo io che ne ho spesi e ne vedo spendere centinaia di migliaia (e in qualche caso diversi milioni) da 15 anni. Questo articolo è un insulto a chi, veramente, si sbatte per combinare qualcosa in maniera professionale. Peracottari.