28 ottobre 2015

LA QUESTIONE DEL VOTO NELLE RECENSIONI


Non so se dal 2006 se ne era mai parlato qui, ma sicuramente se ne era parlato altrove e ne avevamo parlato insieme. L'argomento è ciclico e riciccia fuori a scadenza regolare, interagendo con questo e con quello, sui forum o sui social. Io non sono mai stato contro il voto, anzi. Io sono assolutamente a favore del voto a patto che sia accompagnato dalla firma. Il voto non è il male, anzi. Il voto, in una recensione, è la cosa che deve starci per forza in un'ottica di servizio per qualcuno, di guida all'acquisto.
Una guida all'acquisto rivolta a tutti e non per pochi, perchè poi a quel punto decadrebbe per l'appunto il discorso di guida e ci troveremmo a parlare della solita nicchia di eletti che deve leggegere il testo, capire, andare oltre, blablabla. Grazie al cazzo che c'è da leggere, prima. Ma poi il numeretto serve, c'è poco da dire. Serve perchè è una convenzione che la critica si porta dietro dalla notte dei tempi, serve perchè senza il voto la reportistica è useless quindi chi ti deve mandare cose e girare soldi, non ti caga di striscio se non può far vedere al suo central che bel 9 ha preso con il suo lavoro sul prodotto. Serve. Allora di che discutiamo? Al solito, del valore del numeretto di cui sopra, perchè a forza di recensire e criticare, si è perso un po' il senso della misura e il valore del giudizio. Ma da secoli. Io ricordo come funzionava a scuola: fino al 4, scarso. Il 5 era insufficiente, il 6 sufficiente. Il 7 buono, l'8 distinto, il 9 ottimo, il 10 eccellente. E penso automaticamente che il 7 sia quindi il voto che funge da spartiacque tra il cose comprare e il cosa no. Fermo restando che pure il 6, a certe condizioni e per certe persone, può valere un acquisto per un determinato tipo di giocatore. Invece oggi accade che meno di 8 è lammerda. Invece oggi accade di leggere il testo di una review, proprio come dicevo sopra, che fa mediamente schifo e demolisce il titolo, ma poi alla fine, oh, c'è il 7. E allora qualcosa non torna e ricominciamo da capo. Perchè poi chi scrive i giochi non li paga. Perchè chi scrive, deve testare i giochi al livello che gli sviluppatori hanno indicato come normale, perchè è a quel livello che è stato tarato il gioco for all (anche se poi mandano la mail dicendo altre cose). Perchè il more of the same va benissimo ma poi non ci lamentiamo di 350 Call of Duty tutti uguali, se ogni volta il 10 aiuta a vendere un gozziliardo di copie. Perchè chi scrive, deve tenere a mente che su 100 persone che acquistano un gioco, 30 lo sfruttano online e 20 sono su internet a leggerne sul sito X o Y ma 50 no. E poi vabbè, c'è quel problemino di Metacritic ma questa è un'altra storia. E per questo occorre sapere chi c'è dietro, per capire il valore reale di quel numero.

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