07 novembre 2012

LUCCA COMICS & GAMES 2012



Lucca è una fiera che negli anni ho imparato ad amare. La mia prima partecipazione risale al 2001, perchè Play Press ai bei tempi, usava prendere uno stand di quelli power e vendere millemila riviste come accadeva poi, del resto, in tutte le manifestazioni simili. Mi ricordo di quelle edizioni, il bel clima che c'era quando ancora era la casa editrice che era: tutti amici, tutti fratelli, volemose bene.
La gente veniva da noi, si faceva le foto. Nel 2003 ho firmato anche i primi autografi (cosa che in un certo senso ho trovato sempre folle, manco avessi un oro olimpico...si scriveva di videogiochi in fondo) e combinato pure un pacco di altre cose, dopo, che non si possono dire. Negli anni di Leader invece, mi è capitato di fare un salto solo raramente quindi niente di fatto. In questo 2012, sono tornato per una serie di motivi: il primo è che mi andava di mangiare cecina, ribollita e zuppa di farro fatta bene. Secondo poi, avevo svariati appuntamenti, gente da vedere, cose da fare, piani di conquista del mondo da portare avanti e via dicendo. Ho fatto anche dell'ottimo shopping, comprando nerdate varie, fumetti, libri e cazzate di cui poi vi dirò, alternandomi tra lo stand di Italian Job, Panini, congressi più o meno interessanti e buche assortite (perchè incredibilmente, qualcuno, a Lucca è sfuggirmi per l'intero week end, convinto che io, poi, non lo trovi da qualche altra parte). La botta di culo incredibile, se vogliamo, è stata sulla logistica: arrivare in città in macchina e trovare posto davanti all'entrata in Carducci valeva già una vincita alla lotteria bruciata. Entrare con passo arrogante all'Hotel Universo, chiedere una doppia e trovarla libera ha chiuso il cerchio (l'Hotel Universo è quello in pieno centro, Giglio, con delle stanze improbabili). Una comodità devastante che mi ha permesso di fare tutti i meeting che avevo con comodo, passando dallo stand al bar, dal bar allo stand in camera e via così. Ho incontrato amici giornalisti (tipo il Doc che non vedevo da 2000 anni e che ancora non è diventato ricco con il blog perchè è pirla), lettori talebani, autori di libri, autori di GdR, autori di fumetti e pure un paio di pirla che mi son ben guardato dal salutare.


L'unico appunto, se vogliamo, va agli espositori senza Bancomat che hanno costretto me (e altre 100.000 persone) a fare la maratona per trovare una banca ancora carica di cash per fare acquisti. Rispetto al Comic Con di New York, in ogni caso, molta più offerta ma anche molta più confusione: ok il record di presenza, ma in un certo senso sarebbe il caso di limitare gli accessi perchè il sabato, praticamente, non è possibile sostare di fronte a nessuno stand per più di 18 secondi, cosa che rende impossibile interloquire e/o acquistare niente. La mandrakata da espositore, as usual, è farsi il giro a fiera finita mentre tutti sbaraccano e portare via robe a metà prezzo. Peccato per il discorso dei contanti e il fatto che purtroppo ha diluviato per un bel pezzo, ostacolando le operazioni. Tra le cose più interessanti (e su cui rifletto da un po'), l'intervista a C.B. Cebulski che troverete su Wired tra un po'. Una chiacchierata che era cominciata a Manhattan e che abbiamo terminato in Toscana, dopo diversi giorni a contatto (sostanzialmente sia in USA che al Comics si è stati sempre in compagnia di Marvel). Una chiacchierata con una persona di una semplicità e disponibilità disarmante che ti porta alla mente i manager della fava nostrani, armati di giacca, cravatta e 110 e lode che poi non capiscono un beneamato Cristo di nulla. Imparassero che si può fare business (e come dire, Marvel un paio di cose carine le ha fatte...) senza necessariamente sembrare (nel migliore dei casi) dei ritardati sul template di The Apprentice. Nel complesso, pollice in alto ovviamente. Ora Games Week e poi mettiamo insieme i pezzi per i botti di fine anno

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