09 settembre 2010

FORGE 11


Era un po' di tempo che volevo scrivere due righe, poi per una serie di motivi ho sempre lasciato il post in bozza e non ho mai finito. In queste uggiose giornate di pioggia però, complice una serie di situazioni già preventivate da un po' e un paio di inattese rotture di balle (oltre alla febbre intendo) ho deciso di buttar giù qualcosina, in barba, forse, anche alla scaramanzia che un po' mi aveva frenato. Di Leader, Black Bean e tutto il resto, ho sempre scritto tanto.
Anche troppo, probabilmente. Il mio difetto è pensare che dall'altra parte del monitor, esistano solo persone dotate di senno, mentre la realtà è che una pletora di coglioni senza cervello, spesso sono alla finestra solo per rompere le palle e per dare un senso alle loro inutili giornate. Il risultato è che sono finito spesso a flammare di cose che erano semplicemente dei fatti riportati su un diario. Un diario, per scelta, accessibile a tutti. Come un pirla, ho perso fin troppo tempo a combattere con fake di ritardati vari, per spiegare cose che, di fatto, spiegazione non necessitavano. Ho imparato che sui blog, su internet, quelli che parlano son quelli che hanno problemi in genere. Chi è sveglio e capisce, non spiattella i cazzi suoi in giro. Io comunque, verso i blog e i forum, c'ho proprio un'attrazione incontrollabile: se faccio una cosa, e parlo di lavoro, ho voglia di condividerla. Se vedo o leggo una minchiata, ho necessità di parlare. Tutto questo cappello che c'entrava? Una sega, ovviamente, ma mi aiuta a introdurre quella realtà che è diventata il mio day by day dallo scorso aprile. Quando lasciai Leader, l'idea di tornare al giornalismo mi intrigava, viste le possibilità, ma era già ben definito il fatto che avrei nuovamente voluto scavalcare la barricata e tornare a fare produzione, marketing, comunicazione. Quelle cose insomma che, ho capito, mi piacciono più di tutto il resto e so fare anche discretamente bene, risultati degli ultimi anni alla mano. Il percorso, come saprete, non si è delineato come previsto, ma poco conta. Quando ho cominciato a cercare, mi si sono profilate alcune soluzioni e ho dovuto scegliere. Ho rischiato di andare all'estero, in una realtà enorme, per lavorare su un gioco enorme. Ma non era il momento. 


So che forse me ne pentirò, ma poco importa. Il momento purtroppo, non era proprio quello giusto. Rimanevano due soluzioni e, in tutta onestà, ho scelto quella più comoda. Non comoda dal punto di vista lavorativo, intendiamoci. Comoda per la vita, dopo un lungo periodo di stress che sembrava non finire mai e una serie di bordelli siderali, tra privato e tutto il resto. L'altra opzione avrebbe portato gratifiche di diverso tipo ma con un impegno (fisico proprio) probabilmente diverso. Quindi sono felice. Forge 11 è una società giovane, creata da un italiano di rientro dopo una grande esperienza all'estero. Questo è stato il primo punto importante che mi ha fatto pensare. E' una realtà nata a tavolino, da chi si è occupato di management ad alto livello e ha visto fare management ad alto livello, in un contesto come quello UK, che è un filo differente dal nostro. Una realtà nata come studio, che ha beneficiato di un fondo pubblico per l'innovazione (via Politecnico) e ha messo sul piatto cospicui capitali privati per una serie di progetti che hanno portato ai videogiochi tramite uno studio attento e organizzato e non tramite l'improvvisazione che contraddistingue tante aziende tirate su a cazzo di cane (anche perchè c'è una bella differenza tra il seed funding e il finanziamento di una start-up, ma tanti admin rampanti, non sanno neanche di cosa si parla). Anyway, dopo una prima parte di cammino indirizzata allo sviluppo dei tool e in un certo senso vincolata, Forge 11 è cresciuta, ha inserito dentro diversi profili (tra cui il mio), allargando il suo business per andare verso una strada ancora più interessante rispetto a quella inizialmente preventivata. Ecco quindi, di fatto, una piccola etichetta di publishing che, a mio modo di vedere, ha tutte le carte in regola per fare bene, muovendosi come ha fatto finora: pianificando attentamente tutto, senza mai fare il passo più lungo della gamba.


Per ora si lavora (lato publishing per l'appunto) su tanti piccoli prodotti per iPhone, iPad, Android e mobile in genere, portando avanti (come studio) una serie di cose di cui, ad oggi, ancora non possiamo parlare (dicamo più tradizionali, come si poteva intuire dall'art in bella mostra sul nostro vecchio sito). Quello che mi interessava? Trovare un bel clima sereno (e ho trovato addirittura clima giusto e loft), persone motivate (siamo comunque 14, non esattamente pochi) e tante potential. Così è stato. Che poi, riflettendoci, sapete qual'è il problema? Che tirare su una roba da zero (o resuscitarla, il concetto è lo stesso) è sempre più divertente che arrivare e trovare la pappa pronta. Sarà che sono ancora giovine e poco saggio! Comunque, per capirsi, qui c'è il sito ufficiale (totalmente work in progress). Tra le altre cose, cerchiamo una persona da inserire per la GUI. Date un'occhiata qui! Ah, me l'hanno chiesto in parecchi: ma il nome? Il nome arriva semplicemente dal fatto che i nostri uffici italiani (che saranno affiancati da una filiale all'estero), sono situati all'interno di un ex polo industriale diviso in isole, fatte di tanti spazi adibiti a laboratori (una roba molto inglese, figherrima). La nostra zona? Forge. L'interno? Il numero 11. Poteva andare peggio via: Banana 23 o Bath 45!

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