21 luglio 2010

EUROGAMER: CHIARIMENTI VARI



Come dicevo qualche giorno fa, appena arrivato il momento, avrei chiarito ben volentieri un paio di situazioni legate ad Eurogamer e alla mia uscita dal network che ho portato in Italia un paio di anni fa.
Tanto per cominciare, avevo preparato un editoriale che stranamente non è neanche passato in home, pronto da diversi mesi e messo su solamente qualche giorno fa, sostanzialmente di nascosto. Meglio di niente. Nulla di nuovo in realtà: come accennavo, semplicemente la conferma del mio ritorno a fare quel che facevo prima, come da (mio) progetto. Quello di cui molti hanno domandato però (cazzo, siete tanti) è cosa sia realmente successo tra la fine del 2009 (diciamo all'epoca del primo passaggio di consegne) fino all'inizio di aprile (data in cui ho iniziato fattivamente un nuovo lavoro in una nuova azienda). Operativamente intendo. Riassumendo: al compimento di un anno del network, ho mollato la direzione editoriale per passare, sulla carta, ad altro. Marketing, comunicazione, varie. Di fatto poi, ho finito per fare qualche articolo qui e li, limitandomi a dire cose su quella che comunque è ancora la mia azienda (al 15%), senza essere mai cagato in situazioni per cui, in realtà, avrei dovuto semplicemente dettare legge, vista l'esperienza. Capirete che non avere voce in capitolo sulla gestione di un sito che esiste in Italia perchè ci sono io e per cui, numeri alla mano, ho fatto tutto quello che doveva essere fatto e visto pure un discreto know how, la situazione è andata degenerando. Ora, in linea di massima, è tutto abbastanza definito (o in via di definizione), ma la faccenda ha bisogno di qualche piccola precisazione, considerando che ancora leggo in giro cose da cui, come proprietario di Elemental Publishing e professionista, mi dissocio totalmente (e che mi fanno vomitare, ma questo è un altro discorso). In realtà mi ero imposto di non scrivere una sega, poi però una serie di motivi mi hanno portato a fare questo topic che sarà (mi auguro, non per me) l'unico scritto dedicato a questo particolarissimo momento. Il motivo scatenante? Leggere cose tipo questa: "dire di una persona libera e senziente che è telecomandata è un'offesa che non tollererei nei confronti di chicchessia".


Tenete presente che lo scrivente, circa 48 ore prima di questa dichiarazione, mi aveva chiamato a casa a mezzanotte, minacciandomi di morte perchè io, secondo lui, avrei telecomandato Spotti per fare quello che ha fatto (incazzarsi, per una serie di motivi ben chiari). Tenete presente che poi la telefonata è arrivata poco dopo anche a mio padre (delegato su Roma per le attività di Elemental Publishing perchè io non avevo neanche più voglia di incontrare live certe persone), seguita da ulteriori minacce (cose tipo "ti faccio chiudere l'agenzia", "conosco un politico", "io so' matto" etc.). Una persona di 60 anni che non sa neanche chi sia Spotti, per capirsi, con il solo mandato per mettere firme al posto mio. Sempre per essere precisi e non lasciare spazio a eventuali discussioni: quello che dico è registrato e la registrazione è già in mano a un avvocato (per non sbagliarsi, quando combatti con persone instabili, il registratore dietro fa sempre comodo). Con queste sensazionali premesse, passo a cose più easy, nel rispetto dei lettori, degli amici, dei curiosi e più che altro di me stesso (costretto a sentirne di ogni, oltre la soglia di razionalità e decoro). Ho letto che la denuncia dello scorso anno, di cui tutti sappiamo, sarebbe stata portata avanti "soprattutto dal Belli", come se mi fossi alzato una mattina e avessi deciso di mia sponte di fare quel che è stato fatto. Ovviamente tutto è stato concordato a tavolino e ogni decisione è stata sempre presa di concerto con l'editore. Non si può essere editori a momenti in sostanza e la posizione assunta era aziendale e non personale. Per l'azienda, ovviamente, risponde l'AD (e vorrei vedere: soci per prenderlo in culo e dipendente/AD per le cose fighe?). Riassumendo anche qui: qualsiasi cosa pubblicata e scritta su Eurogamer dal day one a oggi pomeriggio è una decisione dell'editore, così come ogni bonifico fatto o non fatto, ogni partnership presa o non presa, ogni mail mandata o non mandata a un publisher e tutto il resto. Che sia chiaro, semmai ancora lo fosse. Io sono sempre stato un socio in teoria, ma un dipendente in pratica, con l'obbligo di chiedere autorizzazione per ogni cosa. Cosa che, sempre in nome della professionalità, ho sempre fatto. Io. Andiamo avanti.


Ho letto che "la mancanza di contratto non è un reato in Italia e che è possibile lavorare in ritenuta d'acconto". In linea di principio, vero. Peccato che, sempre in linea di principio, il giornalista non sia una lavoratore normale e che il primo articolo del diritto del lavoro sancisca che una persona deve essere pagata per quel che fa. Ovvio che sia impossibile attenersi al tariffario dell'OdG ma, tornando al principio di cui sopra, se si invoca la legge, così dovrebbe essere vista proprio la presenza dell'ordine professionale. Quindi Spotti sicuramente ha violato la privacy postando mail private per intero. Altrettanto palese, per principio, ciò che comporta il non rispettare questa tabellina qui. E direi che le chiacchiere sono a zero. Io stesso non ho mai avuto un contratto, tanto è vero che da un giorno all'altro sono stato sollevato anche dal semplice scrivere (sul mio sito, fantastico!). Chiusura. Ho letto che qualcuno "ha saputo traghettare tutta la casa editrice attraverso un colpo basso che avrebbe messo al tappeto molta altra gente". Bene, Elemental Publishing dal 15/7 è in liquidazione (firmata da tutti i soci, me compreso, tramite il mio rappresentante legale ed anche dall’AD che ora veste il ruolo di liquidatore). Immagino che sia facilmente intuibile per voi tutti capire cosa significhi e dove si sia arrivati realmente con il traghetto di cui sopra, nonostante si continui a parlare di management di alto livello, break even raggiunti in anticipo e tante altre cose che mi risparmio di commentare (tipo la buona salute del sito o accordi non rispettati di diverso genere, da discutere in altre sedi).


Sempre per trasparenza: per evitare questo scenario si sarebbe potuto provvedere all'inserimento di nuovi fondi, ma visti i dati e il metodo di gestione di risorse e persone (che stiamo cercando di ricostruire con avvocati e commercialisti) abbiamo deciso (di concerto) di chiuderla qui, onorando tutti i contratti in essere, in entrata e uscita (conratti sottoscritti sempre e comunque dall'AD e che ovviamente ignoro, come tante altre dinamiche di sua competenza). Questo è quanto e, mi ripeto, lo dico da proprietario della baracca, bilancio e documenti alla mano, in risposta alle millemila persone che, molto carinamente, sono venute a porgermi il loro saluto e a domandare dello stato di quello che, in potenza, resta comunque un grandissimo progetto e che sicuramente (credetemi) non terminerà con Elemental Publishing. Questo, salvo minchiate esagerate, sarà il mio unico intervento, per ora.

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