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SLAVE TO THE MACHINE (N.2). UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA: IL GIORNALISMO VIDEOLUDICO


Il pezzo di questa settimana è arrivato un po' in ritardo, scegliete voi la scusa che preferite: avevo judo, il cane mi ha sbranato il PC, non avevo connessione. La verità è che la tristezza di certi fatti tende a seccarmi la vena creativa.


Premetto inoltre che questo pezzo doveva essere tutt'altro ma quel grandissimo stronzo di Eldacar mi ha anticipato e ha scritto sostanzialmente tutto quello che volevo dire io (fottiti). Fortunatamente mi è arrivato sotto il naso questa interessante analisi, che non dice niente di nuovo ma lo dice molto bene.
Qual'è il punto? Il punto è che il tanto decantato giornalismo videoludico esiste solo un paio di volte l'anno, il resto del tempo facciamo volume. Siamo solo megafoni che ripetono cose sostanzialmente simili tra loro o, peggio, traducono quelle altrui. Poi arriva l'E3 o qualche altra fiera X, facciamo qualche live coverage e tutto ritorna nella routine preview-review per il resto dell'anno. Se un gioco è bello il giocatore lo sa, come lo sapeva quando a fare 'sto lavoro erano in quattro. Limitarsi a recensire videogiochi non è fare giornalismo. Il giornalismo vero, quello bello, quello fatto di colpi genio e grandi cantonate, non è solo un asettico commento, è fatto di pareri, di inchieste, di litigate e di minacce. Ciò che manca al nostro panorama è l'inchiesta, il parere che non piace. Tutti possono dire "Assassins Creed II vale la pena, compratelo" ma in molti meno sono in grado di indagare sui vizi (tanti) e sulle virtù (alcune) del settore. Sui giudizi pagati, sulle pressioni ai recensori, sui licenziamenti in tronco, andando oltre i sorrisi e sopratutto dietro le ragazze degli stand. Eppure non ci vuole tanto, basta solo avere i fatti, le prove ed un po' di faccia da culo. L'esempio, se seguite questo blog, è sotto i vostri occhi. Eldacar (e non lo dico perché mi paga con merendine scadute) ha probabilmente sotto mano una delle più grosse inchieste sul settore per, quanto riguarda l'Italia. Ci sono i nomi, ci sono i fatti, ci sono le litigate e le accuse (ora per offenderlo hanno detto che sembra Travaglio, potevano anche dirgli che è rompicazzo come Montanelli, così facevano pari), ma se ci guardiamo intorno è un deserto di traduzioni, pezzi fatti con lo stampino e sedicenti professionisti del settore (me incluso). Nessuno ha voglia di scavare, nessuno ha voglia di farsi la nomea dello stronzo (e vi capisco, già girano pochi soldi, se poi uno deve pure farsi una brutta reputazione...), eppure questo servirebbe per dare quel qualcosa in più che manca al giornalismo videoludico. Solo questo, e non assurde teorie su arte e videogiochi fatte solo per farci due lire.