25 giugno 2010

IL GIORNALISMO VIDEOLUDICO ESISTE? E IL CONFLITTO DI INTERESSI? SI ERA PARTITI DA QUI, E SI E' ARRIVATI ALLE SOLITE STRONZATE


Facebook ce l'ha con me, sono arrivato a questa conclusione. Ogni volta che apro, il primo post è una stronzata scritta da qualcuno, che cattura inevitabilmente la mia attenzione e spesso mi costringe a rispondere o comunque a farmi perdere 5 minuti.
La foto in apertura è dedicata alla colossale figura di merda di ieri, ma anche all'argomento all'italiana emerso nuovamente alla ribalta, come succede ogni tanto e come avevo accennato qui. Comunque, in sostanza, il buon Bonaventura Di Bello, aveva postato un link interessante chiedendo cosa effettivamente sia il giornalismo videoludico oggi e se fosse possibile farlo seriamente. Un bell'assist, considerando che più o meno tutti sappiamo le vicende legate alle persone (tra cui un giornalista), con cui si accompagna, accusate da un pacco di gente di non fare le cose esattamente in maniera trasparente. Se non sapete di cosa sto parlando, date un'occhiata qui. O qui. O qui. Anyway, naturalmente la battuta l'ho buttata li, dicendo che per cominciare a parlare di giornalismo serio, sarebbe il caso di cominciare a ragionare sull'etica e la professionalità (in riferimento al discorso di cui sopra), perchè se con la scusa si finisce per parlare solo dei propri cazzi o di quelli degli amici, è proprio la base che è sbagliata. Intanto cominciamo a comportarci bene, il resto è tutto una conseguenza. Nota a margine: finchè il videogiocatore sarà dipinto come un nerd sfigato, inutile starla a menare sul fatto che il medium non ha la stessa dignità del cinema e dell'arte in generale. Questo è quanto. In più, quando parliamo di videogioco: se andiamo a togliere l'interattività, l'arte finisce proprio a fottersi. Se siete tra i sostenitori della teoria per cui Heavy Rain o Metal Gear sarebbero belli anche in un multisala perchè hanno una bella trama, andatevi a far vedere di corsa da un medico bravo. La nota a margine insomma, per dire che parlarsi addosso e continuare a pensare di poter chiamare i videogiochi con un nome diverso dal loro, oggi, è una supersonica minchiata. Domani, non si sa. Comunque, ovviamente l'intervento non è stato gradito, tanto da essere cancellato.


Ho postato di nuovo, servendomi anche di un nuovo gancio che lamentava mancanza di giornalismo d'inchiesta di default, in un settore che non offre spunti. Sbagliato, tant'è che l'nchiesta su tutta una serie di stronzate fatte, che poi ha alimentato forum, blog e tante chat, è stata fatta e come, sempre sugli argomenti scomodi in oggetto. In più, già che c'ero, c'ho infilato dentro pure Kotaku, che ha recentemente smerdato Famitsu per una serie di motivi. Il punto di contatto tra le due situazioni? Il fatto che tutti se ne siano fottuti e che nulla sia cambiato (non parlo del popolo, quello si è interessato e come). Dopo questa comunque, e una serie di messaggi agghiaccianti, la risposta di BDB, come da copione: sostanzialmente a me roderebbe il culo per questioni personali e che siccome li si lavora, mentre qui non si fa una sega, è inutile stare a perdere tempo con questioni di cui non interessa niente a nessuno e che saranno dimenticate. Notare che: "non posso rispondere perchè lavoro su un gioco da 800.000€ e non posso perdere tempo con voi" è stato il primo intervento in risposta alle tante domande suscitate proprio dal Gamesgate, di una persona che conosciamo tutti bene (e che è il datore di lavoro di BDB). Era luglio del 2009, il gioco sarebbe dovuto uscire a Natale dello stesso anno. Siamo a giugno 2010. 2+2 dai. E anche: "non c'ho più tempo per cazzeggiare su internet" detto al VGH 2009, quando tutti aspettavano delle risposte su altre questioni, segue lo stesso percorso (ed è stato detto dall'altro datore di lavoro di BDB). Ora, che non freghi niente a nessuno, è abbastanza opinabile, considerando solo la mole di messaggi, topic, telefonate, chattate e discussioni generate relativamente a certi discorsi. Che poi, operativamente, nessuno muova un dito è un altro discorso. Ma anche questo fatto non è esattamente così: nascondere la merda sotto il tappeto può funzionare per un po', poi capita che qualcuno finisca per farsi due conti e a cogitare.


Altra nota a margine: sono stato definito uno che urla nel deserto e che c'ha rabbia, come il buon Maccio Capatonda diceva all'epoca. A leggere certe cose, sembra quasi che ci sia gente (tipo me), che non avendo una sega da fare passi intere giornate a documentarsi su una serie di attività curiose di X persone per spalare merda. Qundi sono necessarie delle precisazioni: riportare un dato e spalare merda non è proprio uguale. Se io (o chi per me) dicessi cose tanto per, sarebbe proprio una spalata. Quando dico che ci sono interviste in cui, nero su bianco, vengono detti fiumi di cazzate (che, per inciso, gli intervistati stanno chiedendo a tutti di rimuovere per tentare di nascondere un po' di dichiarazioni lollose), che il gioco fatto con i soldi pubblici non è mai uscito e i soldi non si sa dove sono ancora (in attesa dei bilanci) o che sostanzialmente quasi sempre ogni comunicazione è falsata in qualche modo secondo dinamiche ben precise (tipo il primo polo europeo permanente che non è vero, tipo le partnership con i loghi non autorizzati)...dov'è la spalata? Son dati. Google. Io riporto un dato, lo sanno cani e porci. Criticare per il gusto di farlo non è una cosa contemplata. Il punto è diverso: un progetto buono in potenza, se arriva da basi marce, per me, è e resterà sempre lammerda. Quello che è emerso nel confronto privato è che il fine giustifica i mezzi, come se la prassi del dire cazzate e metterlo in culo al prossimo, sia lo standard da seguire per avviare un progetto interessante e finalizzarlo. Ci sono delle regole, dettate dall'etica e dalla professionalità, per fare le cose. Questo spunto fa riflettere su un altro importante discorso: la rabbia arriverebbe, per alcuni, dalla mancata accettazione di un settore dove si trovano male. Beh, non so se fosse riferito solo a me o anche ad altri, ma le chiacchiere pure qui stanno a zero: amo i videogiochi, amo questo settore e ci sono dentro da tanti anni. Ho avuto la fortuna di ottenere grossi risultati e di lavorare con tanta gente brava che mi ha insegnato tante cose, in tutti i ruoli ricoperti (da redattore niubbo a manager più giovane di sempre di un gruppo da 100.000.000€ l'anno). Riflettendo, questo è proprio il problema di certe persone: la voglia matta di contare qualcosa in un settore dove non contano un cazzo, perchè al settore, credetemi, di certe cose fottesega. Se qualcuno si sposta è per soldi e non per la cultura del videogioco, del cazzo e della merda.


Altro gancio interessante: la crociata per la dignità del medium...ma chi cazzo l'ha chiesta? Ma deve partire qui? E se parte da qui, perchè non la fa Farina?O Cangini? Perchè Molyneux se ne sbatte i coglioni e continua a sviluppare videogiochi e qui si fa a gare a chi gli trova un nome più stronzo?
Bon, direi che è quasi tutto. Chiusura con l'ennesima precisazione: non ho nulla contro BDB, che è uno di quelli che da ragazzino leggevo e che ho sempre reputato un pioniere con enormi meriti, relativamente al mondo dell'editoria e con cui ho anche avuto la fortuna di lavorare in Play Press per un po'. Ma le cazzate, sono cazzate. E c'è un limite a tutto. E personalmente, avrò sempre il tempo di combatterle, perchè son fatto così e perchè la mia educazione è questa. Anche se mi è costato caro in passato e potrebbe costarmi caro in futuro. Proprio perchè il mio lavoro lo amo, pretendo di farlo in un settore sano, che mi piaccia e che non sia l'elogio quotidiano all'ipocrisia e alla prese per il culo, zeppo di gente inutile che parlando fa più danni che altro, non avendo idea delle minchiate che dice (e in molti casi, di quelle che fa, solo perchè ha un Excel aperto e dei minorenni adoranti ai suoi piedi, che darebbero un rene per cominciare una carriera qualsiasi). Per chiudere: questo scritto mi ha portato via 30 minuti, la più grossa spesa in termini di tempo dall'ultimo editoriale su Eurogamer, un anno fa. Che poi non si dica che stavo con la bava alla bocca e gli occhi rossi davanti al PC ad aspettare insomma. Torno ora dalla palestra e sto in mutande con i miei gatti, che oggi non sono andato in ufficio. Più in generale, dopo un 2009 particolare di tutte queste minchiate me ne sbatto le palle. 

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