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[SERIE REVIEW] SPACE BATTLESHIP YAMATO 2199


C'è una cosa di cui scriverò poi relativamente ai meriti di Netflix e della sua proposta:
la qualità delle serie animate disponibili, che per la prima volta non fanno rimpiangere
gli originali anni '80.
Si perchè in alcuni casi il catalogo comprende proprio tutto quel ben di Dio con cui sono
cresciuto mentre per il resto, come in questo caso, parliamo di novità che i ragazzi di oggi
non possono fare altro che adorare tanto quanto noi all'epoca, attaccati su Junior TV o Italia 7
in attesa della puntata giornaliera della saga preferita. Quando ero piccolo, Star Blazers non era
di certo quel cartone per cui ci si strappava i capelli ma insomma, era comunque tanta roba. Un cartone adulto per molti versi, che raccontava il viaggio di una nave spaziale chiamata Argo, comandata dal capitano Avatar e spinta nel cuore e nel cervello di molti da una delle sigle best ever della generazione che fu. Ebbene, una trentina di anni dopo la Argo ha ripreso il volo: stesso personaggi, stessa avventura, stessi nemici, nuovo look. Star Blazers in versione moderna conserva poi anche in italiano, tutti i nomi della saga originale che qui era arrivata subendo un trattamento alla Robotech, per capirsi. Eccoci quindi a bordo della Yamato che in Giappone ha sempre dato il nome all'anime, con volti noti in versione 2016 per un remake a dir poco stellare che è forse una delle cose più belle viste a schermo in tempi recenti. Di quanto ho amato Knights of Sidonia avevo già scritto e in questo caso forse siamo a un livello ancora maggiore, con un'epicità clamorosa mantenuta anche grazie a un doppiaggio fantastico (avevo remore nel non affrontare il tutto in inglese ma è andata bene). La Yamato sarà alle prese con missione apparentemente senza speranza contro un nemico quasi invincibile, per salvare il genere umano dall'estinzione. In un solo anno.


Un solo anno in cui gli eroi della ciurma che fu (Derek Wildstar, Nova Forrester, il capitano Avatar and more) tornano in azione (con i nomi buoni e un cambio di sesso nel caso di Akira Yamamoto che nella versione statunitense teneva il birillo era un uomo). Le aggiunte in realtà riguardano il cast leggermente più femminile di un tempo, con tette ballonzolanti a gravità zero tra un entusiasmante combattimento contro i gamilassiani. Gamilassiani che, in sintesi, sono dei colonizzatori simil umani con la pelle blu, capeggiati da un biondino mediamente stronzo al comando di un impero sconfinato che ha nelle sue mire pure il nostro pianeta, ridotto a un cumulo di rocce dalla guerra. Ed è proprio la guerra il tema portante della serie, con l'onore dei molti soldati spesso spiattellato a destra e sinistra, contrapposto alla viscida praticità di alcuni patetici elementi del regno alieno. Per quel che riguarda ciò che è da vedere, fermi tutti: capolavoro inenarrabile. Parliamo di una roba da 30 minuti di applausi a puntata (26 in tutto) con una qualità addirittura superiore per molti aspetti a quella del sopracitato Knights of Sidonia che è uno dei benchmark più importanti disponibili proprio su Netflix. Bello, bellissimo. La storia non è neanche banale e si rivela appassionante in un crescendo di colpi di scena, anche per chi già conosceva i fatti e sentire quelle note (anche in versione giappo) è stato un colpo al cuore mica male che non si è esaurito, per fortuna, in un banale effetto nostalgia ma in una cavalcata full immersion di un paio di giorni che manco con Valentina Nappi. Imperdibile

VOTO 9/10