17 gennaio 2017

[SERIE REVIEW] MIDNIGHT DINER: TOKYO STORIES (S.1)


Il catalogo di Netflix è sconfinato. Ci si trova di tutto e ogni tanto è interessante lanciarsi in qualche sperimentazione, tipo guardare una serie ispirata a un manga che parla di vita quotidiana. La vita quotidiana in Giappone, raccontata dal gestore di un piccolo chiosco notturno aperto dopo la mezzanotte.
Ciò che arriva qui da noi ovviamente è costruito per incontrare il gusto di un pubblico occidentale, con i suoi clichè e un linguaggio comune facilmente riconoscibile da tutti. In questo senso il volume di produzioni originali è spaventoso e l'offerta include sostanzialmente ogni cosa, in particolar modo da quando la stessa Netflix ha iniziato la produzione di progetti fatti in casa talvolta magnifici, talvolta meno. Pensate a capolavori come Stranger Things o Narcos ma anche al freschissimo (e orripilante) The OA. Il Giappone tuttavia è da sempre un mondo a parte ma anche in questo senso la presenza di anime incredibilmente ispirati mi ha riavvicinato un po' a una serie di prodotti che non maneggiavo dai tempi del liceo. Capolavori tipo Knights of Sidonia o il più recente Space Battleship Yamato 2199, per dire Da ieri poi, mi son lanciato anche su una delle poche serie orientaleggianti disponibili: Midnight Diner: Tokyo Stories. Una manciata di puntate molto brevi (solo 8 di una ventina di minuti ciascuna) in cui clienti abituali e personaggi vari della vita notturna di Tokyo, intrecciano i loro destini, con uno chef narratore e tante buone ricette spesso legate al tema. Parliamo di un cult per il pubblico nipponico (terza season e un paio di film out), conquistato dai tanti individui comuni al tavolo di un cuoco taciturno che vedrà passare nel suo piccolo feudo coppie di innamorati, famiglie in crisi e via dicendo.



La normalità è il filo conduttore che lega tutto per quanto la normalità da quella parte del mondo, non sia la stessa a cui siamo abituati noi. Ma è proprio questo, paradossalmente, il motivo per cui mi son fermato a guardare un qualcosa di completamente diverso dal solito, a ben vedere senza un capo e una coda. Descriverei Midnight Diner come un qualcosa di delicatissimo (non alla De Sica però, proprio in senso buono). Un qualcosa che ti mette in contatto con le abitudini, i costumi e l'educazione di un popolo completamente differente da tutti gli altri e soprattutto da noi. Tra tante piccole follie tipicamente giappe e piccoli gesti, viene fuori tutto il bello di un mondo distante anni luce da quello che conosciamo, dove impiegati e adolescenti si incontrano in un posto che potrebbe essere quasi un salotto di casa, facendo la maglia o parlando di cose che poi, a pensarci, non tradurresti mai in quell'idea di Sol Levante che arriva qui, in un delirio di tecnologia e ritmi folli. Si apprezzano anzi i piccoli gesti, le tradizioni, la cura con cui anche solo una semplice frittata di riso viene impiattata. Del resto, L'Ultimo Samurai insegna. A proposito di traduzione, unica nota dolente, l'audio è solo in giapponese e a giudicare da alcuni dialoghi, i sottotitoli in italiano potevano essere tirati giù meglio. In ogni caso, delizioso, per un paio di serate diverse dal solito e giusto per farvi montare la voglia di fare un viaggio da quelle parti lì.

VOTO 8/10