21 giugno 2017

[SERIE REVIEW] FALLING SKIES (S.1-5)


Se il backlog su One e Steam fa impressione, non è che su Netflix si vada meglio, anzi. Cercavo qualcosa di diverso dal solito e mi sono ricordato di una serie che all'epoca mi incuriosiva perchè prodotta da Spielberg. L'ho dunque recuperata.
Tra i doppiatori di Falling Skies c'è anche il mio amico di infanzia, David Chevalier, che per tranquillizzarmi subito un pomeriggio in gira insieme a Venezia mi ha detto "ah ricordo di averla fatta, gran bella merda". Non proprio il top quando inizi e hai davanti a te tipo 60 puntate spalmante su 5 stagioni. Ma io se comincio finisco e, incredibilmente, devo dire che sono arrivato alla fine senza neanche troppa fatica. Le prime 3 stagioni sono infatti scorrevoli, action, interessanti, con qualche colpo di scena. Niente di monumentale ma vanno via bene. Dalla quarta, in effetti, il livello cala ma ci si riprende in quella finale e si vola verso una conclusione senza infamia e senza lode che comunque, nel complesso, mette il punto su tutto in maniera esaustiva. Falling Skies è la storia di una famiglia, i Mason, divenuta punto di riferimento per i pochi umani sopravvissuti all'invasione aliena degli Esfeni, decisi a distruggere il pianeta e determinati a sterminare la resistenza. In particolare è la storia di Tom Mason (Noha Wyle), professore all'università nella vita precedente e leader militare di un'unità dell'esercito, con figli e figliastri al seguito a rimpolpare le fila delle forze del bene, nello scontro questi rettiloidi fatto di picchi interessanti e momenti un po' così, come si diceva in apertura. A livello di visual, le cose migliorano stagione dopo stagione restando tuttavia sempre un po' cheap, con dischi volanti e mecha poggiati sullo sfondo di USA devastati e in cerca della loro nuova identità, tra faide interne, storie d'amore e morte e tutto il resto. Per tutto il resto si intende tutto ciò che non si può dire per non spoilerare ma si passa da connessioni strane con i visitatori ad aiuti inaspettati dallo spazio e relativi cliffhanger, passando per una quasi empatia verso gli invasori e per un personaggio, John Pope (Colin Cunningham), che resta il mio preferito dall'inizio alla fine. Insomma, senza dire troppo, mi aspettavo qualcosa di assolutamente disastroso e così non è stato. Non rivoluziona niente, per carità, ma è una serie che se non avete niente da fare potete tranquillamente piazzare in background senza rimpianti.


VOTO 7/10

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