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[MOVIE REVIEW] THE BOY


Partiamo dal presupposto che io sono un'amante degli horror però oramai, diciamocelo, inventarsi qualcosa di unico e originale è un'impresa molto ardua, forse praticamente impossibile. Certo è invece che instillare l'inquietudine negli animi dei poveri a famelici spettatori, è un obiettivo più facilmente raggiungibile, pur senza farli saltare sui sedili del cinema.
A me le bambole non sono mai piaciute ed è per questo che ho voluto dare una chance a The Boy! Anche perché c'è Lauren Cohan e insomma chi non la ama in The Walking Dead è pazzo...quindi volevo che mi confermasse di essere una brava attrice, oltre che bella bella in modo assurdo. Ed eccola qui dunque: una bella squinzia americana che accetta un'offerta di lavoro in un paesino nella campagna inglese, come bambinaia. Naturalmente la casa in questione è una villa enorme, vecchia e inquietante, più o meno in mezzo al nulla: il cellulare prende praticamente zero e nel 2016 chi ci va a vivere in un posto isolato senza il cellulare? A meno che non abbia bisogno di una pausa eremitica, intendo. Boh. Comunque Greta (la Cohan) accetta tutta contenta e diciamo che non sembra troppo sconcertata nemmeno quando l'anziana coppia che l'ha ingaggiata, le propina un decalogo di cose da fare/non fare per prendersi cura dell'amato figlioletto durante la loro vacanza, facendole poi fare conoscenza con un bambolotto di ceramica. Ok, qui capiamo che questi non ci stanno molto con la testa e l'idea che vivano da anni (tipo 20) trattando la bambola come il vero figlio, morto in un tragico quanto misterioso incendio, un po' fa accapponare la pelle anche se la nostra Greta all'inizio la prende molto sul ridere, sbattendosene altamente del pargolo.



Peccato che a parte un paio di successivi colponi di scena, che un sussulto ve lo fanno fare, qui finisca tutto il pathos orrorifico dello strabiliante The Boy, che si rivela essere costituito da una lunga serie di quelle classiche situazioni che una persona normodotata non affronterebbe mai nella vita, manco sotto tortura. Figurarsi una ragazza da sola, in una villa isolata gigantesca e scricchiolante, senza campo, con una bambola (anzi un bambolo, ad onor del vero) che sembra vivere di vita propria. E quindi tipo uscire dalla doccia e scoprire che tutti i tuoi vestiti sono scomparsi e decidere quindi di salire in soffitta, scalza, con il solo asciugamano addosso, al buio, senza sapere cosadovequandochi. In tutto questo incredibile (letteralmente) scenario, William Brent Bell (il regista) ha pensato bene di infilare anche l'ex fidanzato geloso e violento della protagonista che capita improvvisamente proprio nella villa dove lei si è rifugiata. E poi c'è il gentile ragazzo del posto che non pare brillare per intuito, episodi paranormali che metterebbero in allarme anche un sasso ma che ovviamente vengono fatti passare in sordina e molto (poco) altro. Insomma gente se ve la devo dire proprio tutta, e mi costa molto perché mi è capitato un'altra sola volta ed era perché mi avevano portato a vedere lo stesso film lunghissimo due sere di seguito, mi sono addormentata per 15 minuti buoni. Risvegliandomi poi giusto in tempo per assistere ad una lotta ridicola e ad un ancor più ridicolo e privo di senso finale che avrebbe dovuto tentare di dare una spiegazione di sorta al tutto, a mio modesto parere. Ma che, indovinate un po, non spiega un bel niente. Feene.

VOTO 5/10