01 dicembre 2010

L'UNIVERSITA' E TUTTE QUESTE BELLE ROBE DI QUESTI GIORNI


Attraverso una fase di rigetto importante verso il sistema Italia. Ultimamente, più o meno da quando mi son mosso in Svizzera, il ribrezzo verso certe situazioni è aumentato in maniera esponenziale, esattamente come quando da Roma, mi son spostato a Varese qualche anno fa. Sono un terrone, alla fine, ma il fatto che qui funzioni tutto e giù non funzioni una sega, è la semplice e pura verità.

E sul lungo termine, posso immedesimarmi nel cittadino medio lombardo o veneto che tra mondezza, cazzate e tutto il resto un po', forse, c'ha pure ragione a farsi girare le palle. Questo cappello, anyway, era per introdurre il discorso università, dopo gli avvilenti casini di questi giorni. Io sono sostanzialmente apolitico e trovo che il nostro paese sia in una situazione irreversibile risolvibile solo con i carri armati. Qualcuno, cortesemente, di quelli che vanno a spaccare le robe per strada, mi spiega in 5 semplici punti, pro e contro eventuali della riforma. Per capire eh. Perchè a me per esempio, risulta che le università dove stanno facendo più casino (Siena, Firenze, Pisa, Camerino, Urbino) siano quelle con i buchi di bilancio più grossi, fatti dai baroni. Mi risulta pure che in Italia esistano 170.000 materie, contro le 90.000 in media degli atenei europei, con relative assunzioni di gente inutile e cattedre moltiplicatesi negli anni. Mi risulta che non esista un ateneo nei primi 150 del pianeta, secondo Times. Mi risulta che in 95 università, finiscano per laurearsi meno persone che in Cile. Mi risultano 37 corsi di laurea per un solo iscritto, 327 facoltà con 15 iscritti e 5.000 corsi di laurea contro i 2.444 del 2001. Qualcuno ci insegnerà, in questi minchia di corsi di laurea inutili (che all'estero sono meno della metà), no? Mi risultano 320 sedi distaccate in località fantascientifiche. Il punto è che sono 50 anni che gli atenei si sviluppano intorno ai professori e non intorno agli studenti, con sprechi catastrofici e privilegi per pochissimi non sostenibili. Mi ricordo quando mi iscrissi a Scienze della Comunicazione eoni fa: era a numero chiuso, 1.000 posti a Roma. Manifestazione globale per il diritto allo studio. L'anno dopo, aperta a tutti, era diventata il più grosso centro sociale della capitale, in grado di produrre un buon numero di impiegati addirittura durante il corso: tutti quelli che vendevano il fumo in facoltà. E la colpa sarebbe della Gelmini?

6 Comments:

Posta un commento

Questo form è per dire la tua. Ricordati di registrarti con il tuo account Twitter/Google con un bel click sul colonnino a destra "Unisciti al sito". Pensa che è gratis e fa pure figo!