05 marzo 2018

[SERIE REVIEW] 21 THUNDER


Ieri ci sono state le elezioni e durante la notte sono arrivati pure gli Oscar. Eppure la cosa più significativa dell'intera giornata è stata la scoperta su Netflix di una serie che mi costringe, di fatto, a scrivere. Perchè non si può non condividere con il mondo tutto questo.
Io gioco a pallone,  lo sanno tutti. Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita e sono stato abbastanza fortunato da avere la possibilità di coltivare delle passioni che sono diventate un lavoro (praticamente da sempre), invertendosi in maniera anche divertente e inaspettata negli anni. Questo per dire che se esce qualcosa che parla dell'argomento, di sicuro non sfugge. La Juventus ha messo su un documentario che ha il merito di mostrare un po' come funziona una società e uno spogliatoio. Ma qui parliamo di altro, parliamo di epicità a livelli altissimi. 21 Thunder è infatti la storia della squadra canadese dei Montreal Thunder, impegnata con il suo youth team in non si sa bene quale campionato USA. 21 Thunder, prima di tutto, è una roba talmente orripilante, sconclusionata, senza senso da fare così schifo al cazzo il giro completo diventando meravigliosa. Meravigliosa. Immaginate un qualcosa nel mezzo tra Holly & Benji, Shaolin Soccer e un teen drama americano. La cosa fantastica poi è che parlerebbe di calcio ma essendo evidentemente stata scritta da qualcuno che non ha la più pallida idea di cosa sia il calcio, anche le partite, gli allenamenti e la vita del team, sono raccontati come se si parlasse in realtà di NFL. C'è quindi il capo allenatore che parla con le cuffie con i vari coach dell'attacco e della difesa, c'è il commento tecnico buttato lì a caso durante un azione, ci sono le ritualità del football che di qua non esistono, c'è il gesto più ovvio mostrato in maniera grottesca durante allenamenti fantascientifici di pseudo atleti che nel migliore dei casi sembrano solo scoordinati e non completamente ritardati (tra tiri di punta, fisici imbarazzanti, corse con piedi a papera etc). E tante altre di queste cose.



21 Thunder potrebbe essere paragonato a una serie dedicata alle arti marziali, spiegata con Dragon Ball in pratica. Forse i Superboys di Shingo Tamai potrebbero tornare alla mente dei più attempati (come me), nei deliranti colloqui dei protagonisti nella corsa verso una non specificata coppa intercontinentale. Gli attori dietro gli imbarazzanti personaggi sono altrettanto allucinanti, specialmente considerando una trama wannabe impegnata con risvolti drammatici nelle vite di ognuno. C'è quindi Junior Lolo, africano arrivato in Canada per cercare il fratello scomparso ma anche David Gunn, campione ex Manchester United ingaggiato come giocatore e allenatore dei giovani, che si presenta in campo rompendo il naso di uno dei suoi reo di averlo dribblato dopo un siparietto alla Holly Hutton dei bei tempi. C'è poi la turbofiga ex olimpica con la madre pazza, il figlio dell'ergastolano invischiato in storie di omicidi e droga, il portiere miliardario, il difensore arcigno innamorato della massaggiatrice sposata con uno della prima squadra e la presidentessa senza scrupoli. Cose a caso. Storie a caso. Tutte frullate in un capolavoro di trash che agli occhi di un europeo va oltre trasformandosi, per l'appunto, come già accennato, in una delle puntate di Holly & Benji di cui parlavamo. Tra dialoghi folli, situazioni al limite del paradossale, dialoghi senza senso alcuno e qualche scena di sesso e morte totalmente random. Per tutti questi motivi, non si può non vedere. Per tutto questo, non si può ignorare. Grazie Netflix.

VOTO 9/10

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